«Abbiamo reso fertili le terre che prima erano delle mafie»
L’esperienza dei ragazzi e della coop (R)Esistenza a Scampia Con il coordinamento di Libera ottenuti grandi risultati
CENTO. «Un'incredibile esperienza all’insegna del coraggio e della legalità». È quella vissuta da Edoardo Accorsi, Lorenzo Ferrini, Emaunele Callegari, Giacomo Tassinari, Nicole Tatti, Eleonora Cantori e Agnesi Cerritelli, i ragazzi centesi che la scorsa estate hanno lavorato sulle terre di Libera. Ed esperienza che è emersa alla presentazione della stessa cooperativa sociale (R)Esistenza di Scampia (Na) dove i sette ragazzi centesi sono stati. In questi giorni in tour per lanciare la prima Falanghina 'Selva Locandona' della storia prodotta su un terreno confiscato alle mafie poi trasformato nell'attuale fondo rustico A. Lamberti, Ciro Corona (presidente della coop), Ivo Poggiani (socio, attivista e consigliere dell'8º municipale di Napoli) e Nunzio (giovane che lavora nel fondo), ospiti del presidio di Libera del Centopievese, si sono presentati agli studenti dell’Isit Bassi Burgatti e del liceo Morandi di Finale Emilia, e in serata al Circolo Arci Kino di Pieve di Cento. Dai ragazzi dell'Isit, grande adesione, massima attenzione e tantissime domande. Un esempio poi, quello raccontato dagli studenti dell'Isit che già da 4 anni partecipano al progetto di lavoro e formazione, organizzato da Libera sui campi confiscati alle mafie. Dalle parole di Ciro Corone e Ivo Poggiani, è emersa una «nuova Scampia, non quella del brend di Gomorra, della Terra dei Fuochi, della malavita e della droga, ma un territorio dove si organizza il coraggio, si coltiva speranza, si recuperano beni confiscati, facendoli diventare liberi». Tre anni di lavoro e circa 2mila persone sul “primo bene agricolo di Napoli, 14 ettari di vigneto, pescheto e ciliegeto, confiscato ai Simeone, un clan che appartiene alla cupola di cosa nostra, che continua a regnare forte del suo potere economico e imprenditoriale. Se 10 anni fa su quel terreno si ospitava la latitanza di Totò Riina e si scioglievano persone nell'acido, oggi si producono marmellate e vino, grazie al lavoro dei figli stessi dei camorristi che, dopo aver perso il loro passato (il padre, il fratello, uccisi dalla camorra) non vogliono perdere anche il loro futuro, di 350 ragazzi che ogni anno partecipano ai campi estivi e dei minori della Comunità Penale, in fase di reinserimento». Da Cento a Napoli, sui campi di Scampia si sono intrecciati, con un filo indissolubile, percorsi di vita che guardano al futuro: «Molte le difficoltà – hanno riferito - tra furti e atti intimidatori, ma quella è terra di tutti gli abitanti di Chiaiano e la difendiamo”. Siglato il protocollo con Rete dell'Agricoltura Sociale e con 'Facciamo un Pacco alla Camorra' e 'Nuova Cooperazione Organizzata' “è arrivato il momento in cui la società civile restituisca il pacco alla Camorra”. Dallo sviluppo della città basato su narcotraffico, cementificazione e 'affare rifiuti' ad un altro modello di sviluppo economico: «Dodici cooperative sull'asse Scampia-Caserta che gestiscono beni confiscati, che iniziano a produrre e creare lavoro, per diventare volano di crescita e riscatto di questi territori. Da terra di Gomorra a terra di speranza, legalità e giustizia. Nella Falanghina 'Selva Locandona' ci sono la passione, il coraggio, l'impegno volontario di migliaia di persone. Per questo, ha il sapore della vittoria». (b.b.)
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