Isoke vuol dire speranza «Io, sfuggita alla tratta»
Il premio Pace Città di Ferrara a una coraggiosa donna nigeriana Ora con il progetto “Le ragazze di Benin City” vuole aiutare altre giovani
«Le Isoke sono tante, non abbandonatele. Vivono in trappola, sono sole. E se soli si sopravvive, insieme invece si può vivere e vincere». Chi parla è Isoke Aikpitanyi e nella sala degli arazzi del municipio ha appena ricevuto il Premio Pace Città di Ferrara.
Lei è una giovane nigeriana, in passato vittima della tratta degli esseri umani; un giogo da cui è riuscita ad affrancarsi e oggi è impegnata nella liberazione di altre donne dallo sfruttamento della prostituzione. Negli ultimi due giorni ha incontrato gli studenti ferraresi, dal Carducci all’Aleotti, passando per l’Einaudi e il Roiti, ma anche gli universitari di Giurisprudenza. Lì ha raccontato la propria storia: la storia di una donna attratta in Italia, come tante altre, dal miraggio di una vita migliore, ma che poi è rimasta vittima di una rete criminale italo-nigeriana che l'ha costretta a vendersi sulla strada.
«Continuo a credere che l’Italia sia un bellissimo Paese – dice Isoke nel suo intenso discorso in municipio -. La Nigeria non è povera, tuttavia la popolazione non riesce a godere di questa ricchezza. Così tanti sono costretti a emigrare. Chi gestisce questi viaggi sono organizzazioni mafiose nigeriane, le sole che si arricchiscono».
Isoke Aikpitanyi non si è fermata e, come detto, ha deciso di aiutare le altre ragazze africane vittime in Italia di quella che è una vera e propria schiavitù, avviando il progetto “Le ragazze di Benin City”. Ha anche scritto un libro in cui parla della vicenda di 500 giovani africane costrette a prostituirsi nel nostro Paese. Tiene orgogliosamente tra le mani la targa consegnatale dal sindaco Tiziano Tagliani: «Per me è un onore ricevere questo premio e vi ringrazio per l’ospitalità quasi incredibile che mi avete dato in questi due giorni», sorride Isoke, affiancata da Claudio Magnabosco, un ex cliente delle prostitute schiavizzate che ora l’accompagna nella sua battaglia.
Tagliani spiega le motivazioni alla base del premio: «Serve una parola ferma, ogni tanto, per descrivere ciò che è civiltà da ciò che non lo è. Per noi – prosegue il primo cittadino - la parola “pace” non è sinonimo di “lasciateci in pace”. Siamo impegnati quotidianamente a comprendere perché popoli interi scappano da continenti interi e nell’opera culturale di integrazione. Ed è importante anche il significato del premiare una donna: negli ultimi tempi c’è un innalzamento dei livelli di efferatezza e sono proprio le donne a pagare sulla propria pelle gli sfoghi e gli scaricamenti di tensione da parte degli uomini». Il sindaco poi ritorna sul cartello contro l’elemosina posizionato qualche settimana fa davanti alla Conad di via Garibaldi: «In una città dove all’ingresso dei negozi si notano le ciotole per dissetare gli animali, abbiamo visto anche un messaggio che diceva “non fate l’elemosina”: un sintomo di una società che semina violenza», sostiene Tagliani.
La stessa Isoke Aikpitanyi ha ricevuto lo scorso 11 ottobre a Bologna il Premio Internazionale Daniele Po 2014 per la difesa dei diritti umani. «Lei è una luce che continua a combattere, un segnale di speranza», spiega Nedda Alberghini Po, presidente dell’associazione Le Case degli Angeli di Daniele, cui si deve l’organizzazione del riconoscimento bolognese e la collaborazione da sette anni a quello ferrarese. Presenti alla cerimonia di ieri anche l’assessore comunale alle politiche per la pace Annalisa Felletti, il presidente del consiglio Girolamo Calò e altre autorità.
Fabio Terminali
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