Unindustria all’emiliana entro il 2016
Dopo il no di Reggio, accelera la fusione dell’associazione di Ferrara con Bologna e Modena: «Avremo vantaggi»
Il no di Confindustria Reggio Emilia, che preferisce limitarsi a sinergie su singoli temi, ha provocato un’accelerazione del processo di fusione tra Unindustria Ferrara e le consorelle di Bologna e Modena. È di ieri, a poche ore di distanza dall’annuncio dei reggiani, che erano gli altri papabili alla fusione, la notizia della firma da parte delle tre organizzazioni di una lettera d’intenti «che fissa le linee guida per il progetto d’integrazione delle tre realtà associative». Riccardo Maiarelli, presidente di Unindustria Ferrara, ha firmato gomito a gomito con Valter Caiumi, numero uno di Confindustria Modena, e del presidente bolognese Alberto Vacchi, il documento che di fatto accelera di due anni il percorso di fusione, ora in predicato di concludersi nel dicembre 2016. «L’obiettivo - si legge nella nota delle tre associazioni - è di arrivare ad un’unica associazione, denominata Confindustria Emilia, capace di garantire maggiore rappresentanza a una realtà territoriale che costituisce il primo polo manifatturiero italiano, più spazio alle piccole e medie industrie, servizi più efficienti a tutti gli associati». In via Montebello si enfatizza la location della firma, avvenuta a Ferrara, «a riprova dell’apprezzamento riscosso dalla scelta dell’associazione di aderire fin dai primi passi al percorso d’integrazione in atto tra Modena e Bologna e del ruolo che potrà conseguentemente svolgere». È chiaro che di fronte ai colossi industriali emiliani non sarà facile per i ferraresi emergere, a livello di rappresentanza, ma si attendono comunque frutti da questa scelta precoce.
Il motivo fondamentale che ha fatto propendere definitivamente Unindustria Ferrara per l’asse della via Emilia, invece della Romagna che pure aveva aperto le porte, è ribadito nella nota di ieri: «Le associazioni coinvolte sono sostanzialmente omogenee e complementari, a partire dai settori produttivi rappresentati». Non si parla, invece, della coincidenza con la scelta omogenea presa, a livello istituzionale, dal sindaco di Ferrara.
I rango della costituenda associazione è di livello assoluto, già si parla della «rappresentanza del primo polo manifattiero italiano», ma un posto di primo piano verrà riservato alla «difesa delle Pmi che non sempre si sentono adeguatamente rappresentate al di là dei confini regionali».
Secondo Maiarelli la fusione «costituisce una sfida impegnativa, ma necessaria: in un momento delicato e difficile per il Paese tutti devono, infatti, mettersi in gioco con passione, avendo il coraggio di compiere scelte forti, coltivando l’ambizione di contribuire a costruire il futuro. Facendo tesoro delle sollecitazioni che emergeranno, vogliamo disegnare il profilo di un’associazione che continui ad erogare i servizi sul territorio, senza perdere quella vicinanza che rappresenta uno dei nostri punti di forza, garantendo nel contempo - grazie all’integrazione - quel salto di qualità di cui le imprese hanno bisogno per essere sostenute con efficacia nella sfida quotidiana della competizione».
La nuova associazione comprenderà 3.400 imprese, per un totale di 151mila dipendenti e 17 milioni di contributi. La nuova road map prevede la presentazione di un progetto dettagliato e condiviso entro maggio 2015 e la fusione, appunto, a fine 2016. (s.c.)
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