La Nuova Ferrara

Ferrara

L'ARTICOLO 35

«Abbiamo messo un argine ai rifiuti»

di Marcello Pradarelli
«Abbiamo messo un argine ai rifiuti»

Il giudizio di Bratti (Pd): il testo base del governo era insostenibile, ora mi piace di più, ma si poteva fare anche meglio

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FERRARA. La campagna elettorale per le regionali è moscia. Forse saranno gli inceneritori a infiammarla. L’argomento si presta da sempre ad accendere le polemiche e stavolta torna di grande attualità a causa dell’articolo 35 del decreto legge Sblocca Italia. La materia è così incandescente che ci si scontra anche in casa propria.

È fresco fresco l’attacco del deputato Pd Alessandro Bratti al candidato presidente Stefano Bonaccini, colpevole secondo il parlamentare ferrarese di non essere intervenuto - con tutto il peso che avrebbe avuto una sua presa di posizione - per far cambiare in modo radicale l’articolo 35 e sostenere la battaglia ambientalista. Articolo 35 che è stato cambiato lo stesso al termine di una lunga battaglia notturna che si è combattuta nella commissione Ambiente della Camera.

«Abbiamo finito alle 5, poi ho preso il treno e sono tornato a Ferrara» dice Bratti, che alle 10.30 del mattino non aveva ancora chiuso occhio. Colpa anche della tensione accumula in questi giorni.

Soddisfatto almeno delle modifiche al testo?

«È sicuramente meglio di prima. Abbiamo messo dei paletti, degli argini a un articolo che così come era stato scritto dal governo era insostenibile per buona parte del centrosinistra. Il mio obiettivo era stralciarlo dallo Sblocca Italia perchè trattare questioni delicate come le gestione dei rifiuti in decreti omnibus francamente non è il massimo. Non ci siamo riusciti. Ma siamo riusciti ad apportare importanti cambiamenti».

Ritiene scongiurato il rischio che l’Emilia Romagna e Ferrara diventino le pattumiere d’Italia con rifiuti da incenerire provenienti da ogni dove?

Una pattumiera non lo saremmo diventata, ma ora siamo più tutelati.

Cosa c’era che non andava nell’originario articolo 35?

Il difetto d’origine è che è stato pensato per evitare le sanzioni dell’Europa (procedura d’infrazione) per i nostri ritardi, in particolare di alcune Regioni come la Campania che non hanno rispettato il cronogramma.

Elenchi i principali difetti del testo del governo.

Di fatto c’era la liberalizzazione del mercato dei rifiuti indifferenziati, gli Rsu che finiscono negli inceneritori. Si autorizzavano con procedure veloci gli inceneritori a marciare alla massima capacità termica.

Tutto questo a vantaggio di chi non ha voluto costruire in casa propria gli inceneritori e a scapito di chi invece come Ferrara li ha realizzati.

E anche a vantaggio dei gestori degli impianti. L’impostazione di questo articolo non era ambientalmente sostenibile, perchè chi fa bene la raccolta differenziata dovrebbe avere dei benefici.

Come avete in parte disinnescato il pericolo di un arrivo massicio di rifiuti da Campania, Lazio...

Ora nell’articolo 35 c’è scritto che si deve tenere conto della pianificazione regionale. Ma soprattutto che la priorità va data ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del fabbisogno. Solo a quel punto - se resterà ancora una disponibilità residua autorizzata a incenerire - si potranno importare rifiuti da altre Regioni.

Ma resta il rischio che il termovalorizzatore di Cassana possa essere autorizzato ad andare al massimo della capacità produttiva. Ben oltre le attuali 130 mila tonnellate.

Non sarà più così. Le Autorizzazioni integrate ambientali degli impianti dovranno essere rilasciate tenendo conto dello stato della qualità dell’aria. Non sarà facile in una realtà come la nostra sforare rispetto all’Aia che concede 130 mila tonnellate. In ogni caso prima dell’Aia si dovrà procedere con la Via, la valutazione d’impatto ambientale e senza scorciatoie temporali. Io credo che con questi vincoli da fuori Regione arriverà pochissimo.

Ma qualcosa probabilmente arriverà.

In questo caso ci sarà un prezzo da pagare da parte dei gestori: 20 euro a tonnellata da mettere in un fondo regionale. È stata dura ma l’abbiamo spuntata.

Urge un esempio.

Ipotizziamo un inceneritore autorizzato a bruciare 100 mila tonnellate e che 15mila vengano da fuori regione. Su ogni tonnellata extra il gestore pagherà 20 euro e i 300mila euro del fondo dovranno essere usati per abbassare le tariffe, migliorare la differenziata e le politiche di prevenzione.

Le ripeto la domanda: è davvero soddisfatto?

Ora l’articolo 35 mi piace di più. Ma si poteva fare di meglio sul piano ambientale.

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