Comacchio dal Vaffa day a Vanity Fair
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
È o non è una botta di vita? Gli ex grillini comacchiesi sono passati dal mutismo coatto, dal timore della contaminazione politica, dalla sindrome dell’assedio giornalistico, dal Vaffa Day, addirittura a Vanity Fair. Non me ne voglia il sindaco Marco Fabbri - che da quel che si dice è un bell’uomo - ma in queste quattro giornate dall’espulsione dall'astronave madre Cinque Stelle credo abbia tastato la libertà.
Così da finire tra le grinfie radiofoniche della Zanzara e appunto sul periodico glamour online, in mezzo a Clooney, Hunziker e i Cesaroni. Questo è il mondo. I filosofi direbbero il secolo: il tempo quotidiano con la sua umanità, rischi, sirene, drammi, vanità e imprese. Dunque un Fabbri normale. Resta da stabilire perché Beppe Grillo abbia improntato il solenne e inaspettato calcio nel didietro a Fabbri e all’intera lista comacchiese, giovedì di buon mattino.
Non tanto per la subdola umiliante particella di un post scriptum. Ma a poco più di un mese dalle elezioni regionali dell'Emilia Romagna. Perché? Per i calcoli elementari della politica la determinazione di Grillo-Casaleggio dovrebbe essere giudicata un errore madornale.
Il Movimento 5 Stelle rischia una punizione non soltanto sulla costa emiliana (Comacchio), ma un ritorno negativo su scala regionale.
Chi infatti ragionava sull'espulsione della squadra di Fabbri la appuntava in calendario oltre la festa al Circo Massimo, meglio ancora superate le elezioni del 23 novembre, così da non mandare a monte il patrimonio di consensi già tremolanti. Invece no.
La saetta ha strinato le Cinque Stelle comacchiesi con l'aritmetica del regolamento: non appena Fabbri è entrato formalmente nel consiglio della nuova Provincia di Ferrara, condividendo la sua amministrazione con Pd, Psi, Forza Italia e Lega Nord, e assumendo la delega al turismo. Mercoledì lo strappo. Giovedì la condanna. Tanta saetta e tale determinazione hanno soddisfatto l'impazienza e l’ansia dei "puristi" e gli "ortodossi" del movimento, quelli che Fabbri su Vanity Fair ha definito "ala talebana".
Va aggiunto però che l'espulsione sacrificale comacchiese è stata necessaria a Grillo-Casaleggio come azione dimostrativa nei confronti di Parma, ad esempio. Un monito per il solito deragliante Federico Pizzarotti, amicissimo di Fabbri. La lezione così vale per tutti i sindaci Cinque Stelle, i più esposti ai contatti con il sistema politico e al cumulo di incarichi: il parmense Pizzarotti in primis, quindi Mario Puddu di Assemini, Fabio Fucci di Pomezia, Federico Piccitto di Ragusa, Alvise Maniero di Mira, Roberto Castiglion di Sarego.
L'epurazione di un sindaco M5S tra i non tanti che sono è una mutilazione volontaria. Si dirà - come è noto nella pubblicità di un celebre salame - che le stelle sono milioni di milioni. Ma quella di Comacchio vuol dire qualità. Non di Natale. Ma di quel genere di comete che se cadono male fanno buchi così sulla crosta terrestre elettorale emiliano-romagnola.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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