Il ministro Franceschini in visita al sito di Spina
Comacchio, atteso per questa mattina alla pieve di Santa Maria in Padovetere dove è stato ritrovato un secondo relitto risalente all’età augustea
COMACCHIO. Gli straordinari ritrovamenti archeologici che questa mattina sono alla base dell’altrettanto eccezionale visita del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, hanno potuto realizzarsi a seguito di recenti sondaggi, compiuti sul limite meridionale dell’antica necropoli di Spina. Durante la conferenza stampa convocata per le ore 11 insieme al sindaco, al soprintendente Marco Edoardo Minoja e a Carla di Francesco, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici saranno illustrate tutte le novità sugli scavi in corso attorno alla antica pieve di Santa Maria in Padovetere (VI-VII sec d.c.), dove è venuto alla luce un nuovo relitto dell’età augustea, dopo la più conosciuta nave romana di Valle Ponti, emersa nel 1981 durante il dragaggio di un canale. «La nuova nave che stiamo riportando alla luce era sicuramente destinata alla navigazione fluviale – ha spiegato ieri l’archeologo della Soprintendenza Mario Cesarano durante una visita guidata al museo del carico della nave romana – e nello scavo sono tanti gli specialisti chiamati ad esprimersi, come l’archeobotanico, che compie analisi sui legni, per verificarne lo stato di degrado da microbatteri». Entra in gioco pure il geologo esperto di scavi stratigrafici, che dovrà occuparsi dello studio dei vari strati di argilla che hanno ricoperto per duemila anni il nuovo scafo ritrovato che, come si è detto ha una lunghezza di circa 10 metri a fondo piatto e cucito, presentando così molte analogie con la “Fortuna maris”, l’altra più famosa nave romana custodita per il restauro in una sala dell’ex-carcere risorgimentale, dove si trova anche il museo del carico della stessa nave romana di Valle Ponti. «Grande è stata la fioritura di quest’area sotto Augusto – ha precisato Cesarano, mostrando la mappa presente all’entrata del museo del carico – e Ravenna era un punto commerciale nevralgico di riferimento per la zona fluviale». Gli scavi archeologici sono come una minuziosa operazione chirurgica e devono porre massima attenzione ai legni, perché «sono soggetti ad un degrado rapidissimo a contatto con gli agenti atmosferici», ha evidenziato l’archeologo.
Katia Romagnoli
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