Biciclette rubate e smontate Come ti piazzo il ricambio
Una sella o un fanale d’epoca possono arrivare a fruttare 200 euro, se anteriori al 1950 Ma il guadagno è assicurato anche con ruote e manubri. E c’è chi si accontenta di un cestino
FERRARA. Il 72enne arrestato in flagranza dalla polizia mentre cercava di rubare la sella di una bicicletta in piazza Cacciaguida avrebbe potuto ricavare circa un centinaio di euro rivendendo il pezzo “sottobanco”: con una chiave da meccanico si stava industriando a “liberare” dal lucchetto una bicicletta del valore di 200 euro. Nel mercato della ricettazione, ma anche del semplice usato, una parte di ricambio in buone condizioni ha infatti un valore stimato circa la metà del pezzo nuovo. L’anziano arrestato (e subito rilasciato) mercoledì pomeriggio è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, e una delle sue specialità, dicono gli inquirenti, è proprio il “riciclaggio” di biciclette, tutte intere o a pezzettini.
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Perché, se ricettare una bicicletta integra è sempre un discreto affare (dai 50 euro in su, fino a cifre ragguardevoli in caso di mezzi di marca), la stessa bicicletta “sminuzzata” in tanti pezzi può arrivare a fruttare anche il doppio, se il ricettatore sa il fatto suo. Un “business” che mette al riparo chi vende sfruttando siti come Subito.it (dove la refurtiva può essere riconosciuta dai derubati, che ormai hanno imparato il trucco), ma anche chi compra “incautamente” una bicicletta di dubbia provenienza. Snelli, facilmente piazzabili, da rubare anche singolarmente e, soprattutto, anonimi: i pezzi di ricambio sono ormai la vera frontiera dei ladri di biciclette, che si tratti di razziatori professionisti di bici pregiate dai garage, o di ladruncoli da tronchesina.
Ecco dunque a lato, un “Paniere ombra”, una guida dell’usato (ma valido “economicamente” anche per il ricettato) con i prezzi di minima e di massima.
Discorso a parte per i prodotti d’epoca, che vanno intesi dal 1950 in giù. Così una sella standard non arriva a rendere più di 8 euro (addirittura 3 euro i pezzi più modesti), ma se si passa alle biciclette da corsa, ecco che da un sellino si può arrivare a ricavare sugli 80-100 euro. Fuori categoria le selle d’epoca, che comprate ufficialmente arrivano a costare anche 300-400 euro e sottobanco valgono circa la metà.
Anche un fanale può assomigliare a un piccolo gioiello, se il ladro è un intenditore. Per un Radius del 1930 un collezionista che non guardi troppo per il sottile circa la provenienza può essere disposto a sborsare anche 200 euro. Prezzo ben lontano da quelli dei plebei fanalini a batteria (5 euro) o a dinamo (10 euro), che però nessuno cerca più perché «faticosi» e non asportabili (a differenza degli altri modelli, come ai vecchi tempi delle autoradio esibite durante le vasche in piazza simili a borsette metalliche).
Ci sono poi pezzi che solo gli ingenui e gli ottimisti si ostinano a utilizzare per abbellire le bici “da battaglia”, quelle che si usano tutti i giorni per andare a scuola, al lavoro o a fare la spesa. Il coprisella, ad esempio, è un vezzo di scarsissima durata il cui quasi istantaneo furto, per giunta, ci fa quasi vergognare della nostra velleità. Una tentazione servita su un piatto d’argento: non c’è nemmeno bisogno di uno straccio di arnese, uno strappo e via, la sella torna nuda. Al ladro il “colpo” non potrà fruttare più di 5 euro, il derubato invece ne ricava un’utile e amara lezione.
I ladruncoli più straccioni non disdegnano nemmeno i copricestino e i campanelli - roba da 5-7 euro - i più organizzati invece scelgono con cura l’obiettivo in funzione delle sue potenzialità. Da questo punto di vista, le biciclette attrezzate con seggiolino per bambini o borse portaoggetti, rappresentano senza dubbio un bersaglio più sensibile e appetibile. Da un “portabimbo” si può guadagnare in media sui 20-25 euro, mentre le borse possono svettare fino a 50 euro, se avete voluto strafare e ve le siete comprate di pelle e non di tela.
Insomma, bicicletta che rubi, ricambi che trovi: dalle ruote, al manubrio, dalle manopole alla catena, dal carter ai pedali. È proprio il caso di dire che la bicicletta è come il maiale, non si butta via nulla.
Alessandra Mura
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