«Indennizzi a chi ha siti protetti»
Terreni sequestrati nel Mezzano, parla il direttore del Parco del Delta: si aiuti chi regala oasi naturali
COMACCHIO. Lucilla Previati rappresenta qualcosa in più di colui che, solitamente, viene definito esperto. Alla natura e alla sua salvaguardia ha dedicato una vita di studi. Oggi, da anni direttrice del Parco del Delta, può permettersi di osservare col distacco di chi conosce la materia, ma anche di offrire un punto di vista originale. Come quello che la stessa Previati illustra, raggiunta ieri al telefono, commentando il sequestro deciso dalla Procura della Repubblica sui quasi 40 ettari di proprietà di 2 imprenditori (denunciati per distruzione ambientale) nel Mezzano.
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«Credo che l’unica strada percorribile - inizia la Previati - sia quella di garantire indennità al privato che si trova proprietario di aree al cui interno si trovano siti e habitat naturali protetti». Un accordo che, secondo la direttrice del Parco del Delta (che in questo parla sicuramente più dall’alto della sua conoscenza personale), potrebbe essere siglato in questi termini: il proprietario del sito protetto offre allo Stato un sito vergine, lo Stato (in cambio) gli riconosce una indennità economica. In pratica, una sorta di indennizzo per non poter mettere a coltivazione un’area naturale vincolata. «È la Regione che definisce le politiche - prosegue la Previati - e dunque potrebbe essere la stessa Regione a garantire questi indennizzi. Ma mi rendo anche conto che servono scelte condivise e di certo non improvvisate». Come fare per passare dalle parole ai fatti, allora? «Serve coraggio politico - sottolinea ancora la Previati - e la ferma volontà di voler difendere zone e habitat unici al mondo».
Intanto, dopo il grosso sequestro di giovedì, proseguono le indagini della polizia provinciale che (coordinata dal comandante Claudio Castagnoli) sta verificando l’eventuale presenza di altri aspetti da chiarire. Un sequestro, quello di giovedì scorso, che non ha precedenti. Va peraltro chiarito un altro aspetto dell'indagine: l'habitat naturale distrutto rappresentava un sito naturale di rilevanza europea, quindi un'area più che protetta. Una distruzione compiuta attraverso opere come il prosciugamento di bacini d'acqua naturali, l'eliminazione di fossati di raccolta delle acque e la distruzione di argini naturali. Chiaramente i due imprenditori denunciati avranno la possibilità di difendersi fornendo la loro versione dei fatti. Nel dispositivo del sequestro è - come scritto ieri sulla Nuova - inserita un clausola obbligatoria a carico degli stessi denunciati: il dissequestro è subordinato al ripristino dei luoghi. In sostanza i due fratelli dovranno, a loro spese, ricomporre l'habitat preesistente, condizione per poter tornare in possesso del terreno.
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