L’etica dell’azienda per tutelare meglio il consumatore
La Cia pone con forza l’importanza del rapporto di fiducia In tempo di crisi il rischio è scegliere la scarsa qualità
«C'è un'agricoltura mossa da un profondo senso etico, che trae la sua forza dalla diversità produttiva, dalla vocazione multifunzionale dell'azienda agricola e dal rapporto fiduciario tra consumatori e agricoltori. Un movimento annuo che, a livello nazionale, supera i 30 miliardi di euro». Sono le parole di Dino Scanavino, presidente nazionale Cia. Parole che la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sottoscrive e rilancia con forza, parlando non solo di etica dell'agricoltura multifunzionale - che prevede un rapporto diretto con il consumatore - ma della necessità di un comportamento etico per tutti gli attori della filiera agroalimentare. «Parlare di agricoltura etica, non è fare filosofia dell'agricoltura - commenta Lorenzo Boldrini, presidente provinciale di Cia Ferrara - ma ribadire l'enorme importanza di un rapporto diretto con il consumatore fatto di professionalità, responsabilità, correttezza e fiducia reciproca. Questo significa che chi gestisce un agriturismo o chi fa trasformazione e vendita diretta, deve proporre prodotti e servizi di qualità ad un prezzo che soddisfi sia produzione che consumo, stabilendo un rapporto di fiducia reciproco». Il discorso sull'etica è molto concreto perché riguarda anche l'evoluzione del comportamento del consumatore che, dati Istat alla mano, indica un trend di crescita dei prodotti low-cost (+2,2%) e una diminuzione delle botteghe prossimali (-3,1%) e della Gdo (-1,7%). Il consumatore, a fronte della crisi, sceglie dunque il minor prezzo, spesso a discapito della qualità. «Noi vorremmo invertire questa tendenza, vorremmo che il consumatore puntasse su qualità e salubrità dei prodotti trovandola però ad un prezzo competitivo. L'etica nella vendita diretta serve proprio a questo - ribadisce Boldrini - offrire qualità e stagionalità a un prezzo accessibile, un prezzo che conviene al consumatore e anche al produttore. Ma non basta parlare di etica e patto fiduciario nella vendita diretta, perché questo tipo di commercializzazione, così come la promozione e la valorizzazione dei prodotti tipici, da sole non bastano e non possono risolvere i problemi del settore. Anche l'agricoltura convenzionale deve puntare alla qualità e occorre riscoprire una profonda etica di filiera. Questo significa che il patto di fiducia che prevede equilibrio ed equità tra qualità e prezzo non può riguardare unicamente il rapporto tra produttore agricolo e consumatore, ma tra produttore e commerciante, tra produttore e Organizzazione di Produttori, tra commerciante e distribuzione, fino al consumo. Negli ultimi anni “l'etica della filiera” che possiamo anche definire “di mercato” perché coinvolge interessi economici più ampi, anche macroeconomici, si è persa. Il risultato sono i prezzi bassi pagati alla produzione che, ad ogni passaggio di filiera, lievitano in maniera sproporzionata e senza equilibrio, diventando troppo alti ed insostenibili per il consumatore, costretto in questo modo a cambiare abitudini alimentari, e di conseguenza minando l'economia locale nelle fondamenta".
Andrea Tebaldi
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