Per Carife la minestra si fa lunga
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
La Banca Popolare di Vicenza si è raffreddata. E la Cassa di Risparmio è troppo piccola.
Al cospetto di questo panorama invernale si fa largo una domanda marziana: se nessuno si farà avanti che cosa accadrà in primavera alla Cassa di Risparmio di Ferrara? Ecco, è giusto mettere in conto anche il peggio. Cioè, che a causa del modificato teatro bancario nazionale nessun pretendente abbia voglia e sostanze per impalmare la Carife commissariata, imbalsamata, deprezzata.
Non per causa sua – nel paradosso – ma appunto perché in una settimana si è modificato il teatro bancario nazionale. La Popolare di Vicenza, massima e originaria contendente, è uscita modificata dal severo esame europeo. Bocciata dalla Bce, è stata posta in salvo dalla Banca d’Italia attraverso il consenso a una manovra d’urto tecnica assestata dal cda di Palazzo Thiene nella mattinata si sabato 25 ottobre, alla viglia della solenne comunicazione. Per essere sufficiente ai ferrei parametri imposti dall’Eurotower l’istituto vicentino ha superato lo stress test di 30 milioni. Un “esito risicato” secondo gli specialisti, che potrebbe produrre ripercussioni sul capitale e quindi le sostanze per comprare quel che resta (non si sa) della Carife.
Davvero illuminante è una porzione di intervista che il direttore generale della Popolare di Vicenza, Samuele Sorato, ha rilasciato al Corriere del Veneto. Ma visti i criteri rigidi sul capitale, val la pena - si pensi a Cariferrara - bruciare risorse in risanamenti? «Facciamo acquisizioni solo se non vanno a scapito del lavoro fatto e possiamo fare un’offerta congrua. Altrimenti non siamo interessati». E quindi, Ferrara? «Aspettiamo i risultati dei commissari. Se ci sarà possibilità avanzeremo un’offerta». Ed Etruria? «Lo ritengo un discorso chiuso». Altre iniziative? «Stiamo investendo molto su promotori finanziari e banca on-line: lanceremo una iniziativa specifica a fine anno». Popolare di Vicenza pare uscire ridimensionata dall’esito di Aqr e stress test. «Per noi no. Continuiamo ad essere una banca solida. Abbiamo sofferto per gli impieghi fatti. Vogliono dirci che dovevamo farne di meno? E sul capitale, mi dispiace deludere chi ci vuole denigrare: il capitale c’è». L’uscita dalle verifiche Bce mostra una strada difficile per le medie banche. Si apre una fase di aggregazioni? «Noi abbiamo capitale e risorse per proseguire in autonomia. In una attenta crescita a piccoli passi».
Il Corriere del Veneto ha rilevato che “il vento pare girato”. E il Sole 24 Ore è andato nel dettaglio: “L'istituto guidato dal presidente Gianni Zonin supera l'esame Bce grazie al vero e proprio blitz con cui sabato il cda ha deliberato la conversione del bond da 253 milioni alla prima finestra temporale utile. Operazione che è stata quindi conteggiata da Bankitalia e che ha coperto in extremis il fabbisogno residuo da 223 milioni rilevato dalla Bce.
Nel dettaglio, l'asset quality review (Aqr) aveva fatto emergere un deficit patrimoniale da 119 milioni, mentre i disavanzi erano stati di 158 milioni per lo stress test nello scenario base e di 682 milioni”. La ragione del presunto raffreddamento di Vicenza su Ferrara sarebbe quindi imputabile allo stress europeo che non è stato soltanto un test. Ma altre quattro situazioni punteggiano la situazione al di qua del Po.
La prima: i commissari non hanno ancora venduto Commercio & Finanza di Napoli al fine di alleggerire il carico di indebitamento della Carife, e nessun contendente sarebbe disponibile a imbarcare una simile zavorra.
La seconda: è ancora pendente al Tar del Lazio il ricorso contro il commissariamento di Carife; a sentenza uno scommissariamento è improbabile, ma un verdetto in favore del ricorrente Andrea Malfaccini potrebbe spalancare soluzioni inesplorate e inedite per la Banca d’Italia.
La terza: nel caso di un passaggio di mano della Carife ad altro istituto e quindi la sostituzione anticipata dei servizi informatici, c’è il rischio che Cedacri faccia scattare la penale che si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro. Il contratto con Cedacri è stato rinnovato da Bruno Inzitari, primo commissario di Carife.
La quarta: l’imprevista irruzione della Cassa di Risparmio di Cento come contendente; l’istituto della città del Guercino ha ottenuto dalla Banca d’Italia di accedere ai conti in tempo reale della Carife.
I centesi negano di voler alzare la quotazione in favore degli amici ferraresi e men che meno partecipare al solo scopo di dar corpo a un patto di non aggressione con il compratore dell’istituto ferrarese. Di sommo interesse sono un paio di dichiarazioni, fresche fresche, del presidente della Caricento Carlo Alberto Roncarati e di quello della Fondazione Carife Riccardo Maiarelli.
Il primo, a fronte della promozione in extremis di Vicenza, ha detto che gli obiettivi del suo istituto non cambiano. Il secondo, più loquace, intravede nel modificato teatro bancario nazionale post esame della Bce eventuali riferimenti irrobustiti, scintillanti, alla portata. Volteggiano i nomi di Credem, Popolare dell’Emilia Romagna, Ubi Banca. L’advisor di Cento sta facendo esplorazione. Intanto per Carife la minestra si fa lunga. Troppo fredda per Vicenza e più digeribile per Cento?
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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