Arrangiarsi a vivere (e morire ) all’aperto
Nella campagna vicino a via Caretti c’è ancora la casa sull’albero di Nicolaj
Poco meno di un anno fa, era metà dicembre 2013, è morta Dorotta Dobrrotka: cinquantatreenne polacca che viveva in una baracca sotto al ponte tra la stazione ferroviaria e l'agenzia delle entrate. Un paio di settimane dopo perse la vita D.L., 38 anni: venne falciata da un treno mentre stava attraversando i binari. Entrambe se ne sono andate di notte, al buio, devastate dalla povertà, dal freddo e dall'alcol. Entrambe vivevano in alloggi di fortuna: la prima in un capanno costruito alla meno peggio, la seconda in un piccolo edificio in mattoni ricoperto di murales situato proprio accanto ai binari. Non sono le uniche cose che D.D. e D.L. avevano in comune. Entrambe dividevano la propria miseria e le proprie giornate con un compagno e entrambe, dopo (forse) lo scalpore iniziale, sono state dimenticate. La casetta in mattoni c'è ancora ma l'unico ingresso è stato murato; anche il capanno sotto al ponte è ancora là ma, a differenza del primo, questo è abitato. Non da molto. In seguito a questi eventi le forze dell'ordine sgombrarono la zona. Più in giù, sempre lungo la riva, tra l'erba alta e i rifiuti, altri disperati si erano costruiti delle baracche; oggi non ci sono più. Ma il compagno di Dorotta probabilmente non sapeva dove altro andare e così ha rimesso radici lì, proprio nella stessa posizione di prima. Intorno alla sua "casa" ci sono valige, pentole, resti di cibo e cianfrusaglie varie: è tutto quello che ha, tutto ciò che gli resta. Da tutt'altra parte, in via Caretti (zona ipercoop "Le mura"), sempre lo scorso gennaio incontrammo Nicolaj; l'uomo che viveva sull'albero. Il caso aveva solleticato la curiosità di molti. La storia di Nicolaj, come lui ce l'ha raccontata, è confusa e piena di lacune. Sessantenne provenente dalla Romania ha abbandonato la sua terra per seguire una figlia che vive e lavora a Ferrara ma che non lo vuole nemmeno vedere. "Le sto vicino perché se ha bisogno ci sono - ci aveva spiegato - Forse un giorno cambierà idea". Il motivo di questo rancore nei suoi confronti non ha voluto dircelo, e nemmeno la figlia ci ha fornito una spiegazione. Oggi la casa sull'albero fatta di nylon, reti e materassi presi chissà dove, c'è ancora e gli operai che lavorano nel campo adiacente hanno detto di aver visto un uomo aggirarsi tra la vegetazione. Lui e altri vennero avvicinati anche dai volontari di Viale K per cercare di trovare una soluzione e alleviare tutta questa miseria ma, non ci fu nulla da fare. Oggi sono ancora così: persi ai bordi delle strade, ai semafori di questa o altre città. (s.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
