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GORO

«L’assassino potrebbe essere qui»

Annarita Bova
«L’assassino potrebbe essere qui»

L’angoscia e la paura si è risvegliata tra i cittadini: «Vogliamo giustizia per Willy Branchi»

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GORO. «La mattina in cui fu trovato Willy? Sì, certo che me la ricordo. In paese nessuno può dimenticare. No, non faccia il mio nome, non è il caso in questo momento». A parlare è un pescatore.

All’epoca dei fatti aveva una trentina d’anni. Il 30 settembre del 1988 Willy Branchi, 18 anni, viene trovato morto in un campo. Una morte violenta, «chi ha visto il corpo non riesce più a dimenticare. Un massacro». Il suo (o i suoi) assassino non ha ancora un nome e i familiari non hanno perso la speranza.

«Non erano anni facili a Goro - continua il pescatore - Due famiglie importanti si contendevano il controllo del territorio, nascevano i primi allevamenti di vongole e la tensione in paese era alta, molto alta. Qualcuno la notte in cui Willy è stato ucciso aveva visto Valeriano Forzati particolarmente teso ed agitato ed ha fatto il suo nome».

Forzati fu indagato, processato mai poi prosciolto per l’omicidio Branchi. «Ma no, non è stato lui. Quando è tornato in paese ha detto ai carabinieri che avrebbe fatto i nomi degli assassini. Ma poi non so perché le cose non andarono avanti». Ricordiamo che Valeriano Forzati, soprannominato “colonnello”, “lupo” e anche “tango” scrisse una delle pagine più nere. Era il 2 febbraio del 1989 quando uccise quattro persone. Una strage avvenuta nel night “Laguna blu”. Poi la rocambolesca fuga, accompagnata da una serrata quanto inutile caccia all'’uomo, infine la resa in Argentina, un anno dopo: «Arrestatemi, sono stanco di fuggire». E nel 1993 la sua fine: Valeriano Forzati, 41 anni, fu assassinato nel carcere a Buenos Aires.

«L’angoscia, la paura di quegli anni è in qualche modo tornata a galla. Sapere che, forse, in paese c’è un assassino, lo stesso che non esitato a uccidere un ragazzino molto probabilmente dopo averlo più volte molestato mette addosso tanta, tanta rabbia».

«Spero che la famiglia abbia la giustizia che merita - interviene il sindaco di Goro Diego Viviani - Non sarà facile e la strada è in salita. È passato tanto tempo, purtroppo. Gli inquirenti allora lavorarono molto bene ma non c’erano i mezzi di oggi. Da parte nostra c’è la massima collaborazione. In questi giorni il fratello di Willy si sta muovendo con un avvocato ed un investigatore privato, speriamo che possano trovare la strada giusta».

Diverse le telefonate e le chiacchierate con persone che possono conoscere in qualche modo i fatti. L’invito è quello di parlare, di rompere il muro del silenzio perché chi ha commesso quell’orrore venga chiamato a pagare. Intanto, come prevedibile, sono arrivate le telecamere in paese. Ieri l’assessore Annalisa Viviani è stata intervistata da una troupe di Rete

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