La Nuova Ferrara

Ferrara

Boldini e De Pisis in mostra al Castello

Boldini e De Pisis in mostra al Castello

In attesa del recupero di Palazzo Massari, quasi cento opere saranno esposte a partire dal 31 gennaio prossimo

3 MINUTI DI LETTURA





Dal magazzino cui si è per forza di cose ricorsi dopo il terremoto alle bellissime sale del Castello Estense. È una vera e propria rinascita quella che attende quasi cento opere frutto della maestria di Giovanni Boldini e Filippo De Pisis. Saranno in mostra, a partire dal 31 gennaio 2015, in occasione dell’esposizione “L’arte per l’arte”. Il monumento simbolo della città in pratica debutta in qualità di sede di un allestimento temporaneo, facendo le veci di Palazzo Massari tuttora inagibile: ne avrà almeno fino al 2017 e fino a quel momento i capolavori, prima rilucenti nell’edificio di fronte a Palazzo Diamanti, saranno ospitati nell’ex fortezza ducale. «Non stiamo presentando un semplice mostra - sostiene Tiziano Tagliani, nelle vesti di presidente della Provincia - perché questo è un segnale di uno sforzo congiunto non banale di due amministrazioni e di tutta una città. Il fine è l’arricchimento della fruibilità dei nostri capolavori, in un Castello che è un oggetto vivo, al centro della vita culturale».

Era da quasi un anno che si stava pensando a tutto ciò, segnala il presidente di Ferrara Arte, Giovanni Lanzerini. A meno di tre mesi dall’inaugurazione, siamo a un passo dalla realtà; l’organizzazione congiunta di Comune e Provincia non è stata affatto semplice, visto che nelle sale del Castello che ospiteranno le opere si sono dovuti riadattare particolari tecnici per nulla trascurabili, tra cui illuminazione e dispositivi di sicurezza, in qualche caso spostando uffici. Il tutto prefigurando l’ideale collocazione dei Boldini e dei Pisis, per esaltare nel modo più adeguato le loro pennellate. «Non lo dico mai - si sbilancia l’assessore comunale alla cultura Massimo Maisto - ma stavolta sì: siamo stati bravissimi. Partendo da una convinzione: non si lasciano i quadri nei magazzini. Il sisma ci deve spingere a valorizzare le opere d’arte in attesa di riaprire i contenitori culturali».

Come illustra Maria Teresa Pacelli, il percorso espositivo si svilupperà a partire dalle sale del Governo, della Devoluzione, dei Paesaggi e delle Geografie, con 58 tra dipinti, opere su carta e documenti appartenuti a Boldini, dando risalto al ruolo di spicco dell’artista nel rinnovamento della pittura italiana e internazionale. Ecco “Le sorelle Lascaraky”, poi la produzione successiva all’approdo a Parigi, da “Notturno a Montmartre” alla “Cantante mondana”; infine, le icone della ritrattistica boldiniana, come il “Ritratto del piccolo Subercaseaux”, e “La signora in rosa”. I Camerini d’alabastro, solitamente non aperti al pubblico, ospiteranno la seconda parte dell’allestimento, dedicata a 36 dipinti di De Pisis. Testimonianze del periodo giovanile, da “Natura morta col martin pescatore” a “Le cipolle di Socrate”; a seguire la fase parigina con pure invenzioni liriche, come “Il gladiolo fulminato”; infine la produzione successiva al rientro in Italia e i commoventi capolavori dell’ultima stagione, tra cui “La rosa nella bottiglia” e “Natura morta con calamaio”.

«Il Castello - racconta Pacelli - non è ambiente neutro, ha un’identità forte. Abbiamo cercato di allestire un percorso che è un racconto della storia di due grandi artisti. E vogliamo testimoniare come nonostante alcuni musei siano ancora chiusi, di attività ne fanno eccome». Un altro apporto alla valorizzazione del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea verrà offerto dalla pubblicazione dell’edizione critica della corrispondenza boldiniana conservata al Museo Boldini a cura di una delle conservatrici, Barbara Guidi.

Fabio Terminali

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google