«Qui i reperti vengono custoditi»
Il prof Avato: «A Ferrara c’è un archivio completo di oltre 30 anni»
Il delitto di Garlasco, il mistero del “calciatore suicidato” e ancora il giallo sulla tragedia del Pirata. Il professor Francesco Maria Avato, coordinatore della sezione di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università di Ferrara, è stato incaricato delle consulenze medico-legali in alcune tra le inchieste più seguite dalla cronaca nazionale. Ha eseguito la prima autopsia sul corpo di Denis Bergamini, il calciatore di Boccaleone di Argenta trovato cadavere sulla statale Jonica. È il consulente incaricato dalla difesa di Alberto Stasi, accusato di aver ucciso la fidanzata, Chiara Poggi, a Garlasco e ieri, in qualità di consulente della famiglia di Marco Pantani, è tornato a parlare del caso del “Pirata”: la sua, ha ribadito, «non è stata una morte auto-indotta, gli elementi sostengono l’ipotesi di un veneficio». Pantani sarebbe stato dunque avvelenato, indotto ad assumere un’overdose di cocaina. Ma alcuni dei dati che avrebbero potuto chiarire la ricostruzione dei fatti di dieci anni fa sono stati distrutti dall’ufficio reperti di Rimini. Una circostanza che ha spinto il professor Avato a esternare a “Repubblica”: «Qualcosa devo dire perché in altre parti d’Italia si guardino bene dal fare altrettanto. Noi siamo abituati a custodire tutto, perché sono atti pubblici. A Ferrara abbiamo un archivio completo di oltre 30 anni. Ci sono cadaveri muti e altri che “parlano”, e quando un cadavere può dirci qualcosa dobbiamo imparare a leggerlo».
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