Due brutte notizie per il petrolchimico
La centrale Cef con 24 dipendenti perde il suo cliente unico Terna. Non arriva l’etilene, Versalis ferma ancora l’impianto
Ferara c’è ancora nella cartina dei siti produttivi Eni presentata l’altro pomeriggio alla commissione Affari produttivi della Camera dall’amministratore delegato, Claudio Descalzi. «Descalzi ci ha detto che l’azienda punta molto sull’estrazione e la produzione di energia, e quindi anche in prospettiva gli impianti Versalis già esistenti e l’investimento programmato nel petrolchimico» riporta Alessandro Bratti, il deputato che era presente all’audizione. Sta di fatto, però, che nel giro di poche ore sono arrivate da fonte sindacale notizie poco incoraggianti da parte di aziende pubbliche con interessi nel petrolchimico. La prima notizia è relativa a Cef, la centrale energetica a ciclo combinato costruita prima della Turbogas, e di proprietà delle multinazionali Eon e Forster Wheeler. Terna, la proprietaria della rete elettrica nazionale che ha un accordo per l’impiego delle potenzialità della centrale valido fino al 2015, ha comunicato qualche giorno fa all’azienda di voler recedere con un anno di anticipo dall’impegno, siglato attraverso un’atto dell’Authority dell’energia. Questo significa che i 120 Mw di potenza della centrale, che occupa 24 dipendenti, dovrebbero trovare sfogo direttamente sul mercato. «In questi anni, però, le centrali di questo tipo sono finite ai margini del mercato a causa della crisi, che ha ridotto i consumi energetici, e delle fonti rinnovabili, anche a causa di una politica sbagliata d’incentivi - spiega Vittorio Caleffi, della Uil chimici - Sappiamo che l’Authority deve prendere un orientamento a proposito di questo recesso anticipato, e in ogni caso abbiamo chiesto il coinvolgimento delle istituzioni».
Il sindaco ha subito accordato un tavolo di confronto, che è in calendario il 18 novembre, e ieri si parlava di contatti ad alto livello tra Palazzo municipale e i vertici italiani di Eon.
Sempre in queste ore Versalis ha reso nota la chiusura dell’impianto Decimo «per mancanza di etilene proveniente da Marghera. La Direzione locale ha comunicato alla Rsu che il tutto è riconducibile ad un ritardo nell’attracco della nave. La ripartenza dell’impianto dovrebbe avvenire entro lunedì» è quanto reso noto dai delegati Filtcem Cgil. L’etilene arriva a Ferrara attraverso la pipeline che la collega a Marghera, a sua volta rifornita via mare dalle navi provenienti da Brindisi: questa spola va avanti da quando è stato chiuso, a questo punto in via definitiva, il cracking produttivo lagunare che alimentava tutti i petrolchimici padani. In questi giorni la nave porta-etilene avrebbe trovato difficoltà ad attraccare per via dell’acqua alta, «una condizione che si ripete molte volte durante l’anno. E in effetti è già il secondo stop nel giro di quindici giorni per l’impianto ferrarese» spiega Mauro Cavazzini, segretario della Filtcem.
Gli impianti chimici sono costruiti per lavorare a ciclo continuo, ogni fermata-ripartenza costa molti soldi, senza contare i possibili intoppi tecnici: se poi questi problemi avvengono «su un impianto del 1979 possiamo ben immaginare le possibili ripercussioni» annotano con preoccupazione i delegati Cgil. La chiusura del cracking (proprio ieri c’era il round conclusivo a Roma per l’accordo complessivo su Porto Marghera) «alimenta gli interrogativi su tutto il petrolchimico ferrarese, che crediamo debbano essere patrimonio condiviso di tutto il sindacato oltre che del territorio e delle istituzioni». In effetti Cisl e Uil non hanno finora lanciato allarmi di portata “sistemica”, mentre il tavolo istituzionale sull’accordo di programma nel petrolchimico è in stand-by, in attesa di lumi da Versalis.
Stefano Ciervo
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