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movimento 5 stelle

«In Regione ci mettiamo la faccia per spezzare un regno ereditario»

«In Regione ci mettiamo la faccia per spezzare un regno ereditario»

L’Emilia-Romagna come un «regno ereditario, governato dalla stessa classe politica per decenni». Una regione controllata da un «sistema che si autopreserva e che ci ha tolto l’immaginario, ma chi ne...

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L’Emilia-Romagna come un «regno ereditario, governato dalla stessa classe politica per decenni». Una regione controllata da un «sistema che si autopreserva e che ci ha tolto l’immaginario, ma chi ne è fuori è la maggioranza: è l’ora di emanciparsi, di evolvere». La via d’uscita sarebbe il Movimento 5 Stelle, nelle intenzioni autopromozionali della pattuglia ferrarese che si presenta alle elezioni di domenica 23. Ieri in città c’era la candidata governatrice Giulia Gibertoni: «Ci candidiamo per portare in Regione le battaglie condotte sul territorio – premette la 38enne modenese, ricercatrice universitaria – secondo i valori fondamentali di coerenza, trasparenza e partecipazione, tutela dei beni comuni».

La lotta più fresca è quella parlamentare contro lo Sblocca Italia, il bersaglio è il Pd: «Un partito che a parole è contro la cementificazione e lo spreco di denaro, poi vota un provvedimento che ci toglie la possibilità di incidere e poteri alle stesse Regioni». La Gibertoni chiama in causa i ferraresi Bertuzzi e (soprattutto) Bratti, «il quale dice che gli inceneritori sono superati dalla storia, eppure contribuisce a far approvare una legge che li definisce opere di interesse strategico nazionale: in Emilia-Romagna sono otto mentre ne basterebbero uno o due e importano rifiuti da fuori, una beffa per chi fa la differenziata». Sempre prendendo spunto dallo Sblocca Italia il M5S si dice allarmato per le concessioni alle trivellazioni («in cambio di quasi nulla e in un territorio di recente colpito dal sisma»), inoltre ribadisce il no alla Cispadana, «un regalo alle cooperative amiche». Sul tema immigrazione, la Gibertoni ne ha per destra e sinistra: «Prendiamo le distanze dal buonismo di Bonaccini, ma anche dal razzismo di Alan Fabbri: esaspera le tensioni sociali e contribuisce a fomentare l’allarmismo e la guerra tra poveri».

Le posizioni anticasta si ritrovano nella promessa di autoridurre lo stipendio degli eventuali eletti in consiglio: non oltre i 5mila euro lordi mensili, il resto andrà a un fondo per le piccole imprese. E a chi ricorda le tensioni interne che hanno di recente portato all’espulsione di Marco Fabbri e dei comacchiesi (ma siamo pur sempre nella città del primo espulso, Valentino Tavolazzi), la Gibertoni risponde con una sola parola: «Coerenza, altrimenti si contribuisce al tradimento del mandato elettorale dei cittadini. Ci sono poche regole da rispettare, dobbiamo farlo noi per primi».

In lista c’è Alessandro Cantale, 32 anni, già candidato alle comunali di Ferrara: «Vogliamo far entrare in Regione l’onestà, non abbiamo lobby o poteri che ci coprono, noi costruiamo il programma ascoltando i cittadini». L’argentana Gabriella Ventura, 40 anni, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, si concentra sulla sanità: «Un recente sondaggio Censis dice che il 67% degli italiani è contrario alle politiche che depotenziano i piccoli ospedali: diminuendo i servizi non si tutela il diritto alla salute». La 44enne Paola Batistini è nata in Francia ma da dieci anni vive tra Comacchio e Ostellato, dove lavora: «Lottiamo contro i muri: quelli delle istituzioni cui ci rivolgiamo per avere informazioni, una gran fatica. Puntiamo sul turismo lento: è nel “piccolo” che serve investire». Infine Massimo Boggian, portuense, perito commerciale e dipendente di una multinazionale bolognese dove è delegato sindacale: «Siamo cittadini normali che si mettono in gioco. Su tutto c’è la difesa dei beni comuni ma è anche fondamentale contrastare le delocalizzazioni e facilitare l’accesso ai finanziamenti per le Pmi».

Fabio Terminali

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