L'eurodeputata Lara Comi condannata a risarcire l'ex sindaco Soffritti
Il tribunale civile di Ferrara ha valutato il danno in trentamila euro per le dichiarazioni diffamatorie rilasciate nel 2013 durante la trasmissione "Servizio pubblico". Il giudice: affermazioni denigratorie, non verificate e senza nesso con l'incarico parlamentare. La sentenza per il processo penale attesa a gennaio
Trentamila euro di danni morali più le spese legali. Il giudice civile di Ferrara, Alessandro Rizzieri, ha condannato l'eurodeputata Lara Comi, ex Pdl oggi in Forza Italia, a risarcire l'ex sindaco di Ferrara Roberto Soffritti per le dichiarazioni che la stessa eruoparlamentare rilasciò nel corso della trasmissione televisiva "Servizio Pubblico", condotta da Michele Santoro, il 24 gennaio 2013 dedicata agli "Impresentabili".
In quell'occasione Lara Comi, come ricorda lo stesso dispositivo della sentenza, dichiarò che Soffritti aveva "un background che può avere aspetti mafiosi", "legato a costruttori siciliani, criminalità mafiosa" aggiungendo che Soffritti era stato anche indagato in un procedimento giudiziario, commento ribadito poco dopo quando il conduttore osservò che a lui non risultava che Soffritti fosse stato sottoposto ad indagini. Quando l'ex sindaco estense la querelò Lara Comi rispose di ritenersi libera di discutere su materie di interesse pubblico, come rimarca il testo della sentenza, senza obbligo "di modellare le proprie opinioni in modo da renderle accettabili o inoffensive per chi le ascoltava". L'eurodeputata forzista invocò quindi l'immunità di parlamentare europea oltre a chiedere il trasferimento del giudizio dal tribunale di Ferrara ad altra sede.
Istanze entrambe respinte. In particolare, riguardo alla richiesta di immunità, il giudice osserva che Lara Comi, "lungi dall'esprimere opinioni, ha affermato l'esistenza di gravi fatti che avrebbero connotato il candidato Soffritti (legami con la criminalità, sottoposizione a procedimento penale, causazione del fallimento della cooperativa Coopcostruttori), obiettivamente sprovvisti di riscontro. Malgrado il conduttore l'avesse smentita in merito all'esistenza di condanne o procedimenti penali per mafia a carico di Soffritti, ella ha risposto ribadendo un fatto privo di corrispondenza con la realtà, ossia il coinvolgimento in un'imprecisata inchiesta giudiziaria. Dunque, lungi dall'esprimere opinioni maturate nell'ambito della sua funzione di eurodeputato o comunque attinenti a materie di cui s'è occupata quale parlamentare, ha esposto fatti non veri al solo scopo di denigrare un candidato appartenente ad un partito avversario". Lara Comi, prosegue il dispositivo, ha riferito fatti "obiettivamente falsi". La competenza in materia avrebbe dovuto invece "indurla a compiere una verifica circa la veridicità di quanto si accingeva a dichiarare pubblicamente". Mancava in pratica "un nesso evidente tra l'opinione espressa e la funzione parlamentare". Questi stessi fatti sono al centro, fra l'altro, di un processo penale per diffamazione aperto sempre a Ferrara contro l'eurodeputata per il quale la sentenza è attesa a gennaio 2015.
A Soffritti il giudice non ha riconosciuto alcun danno patrimoniale (valutato in 750mila euro) perché "non vi sono elementi che permettano anche solo d'ipotizzare che, se non fosse stato offeso da Lara Comi, Soffritti sarebbe stato eletto alla Camera dei deputati del parlamento italiano", dato "il pessimo risultato elettorale della lista capeggiata dal dottor Ingroia (Rivoluzione civile, ndr), rimasta lontanissima dalla soglia di sbarramento del 5%".
Secondo l'avvocato di Soffritti, Alberto Bova, si tratta di "una sentenza ineccepibile. Non solo nel merito, ma ancor più per le argomentazioni giuridiche. Oltre ad avere riconosciuto la gravità del comportamento tenuto dall'on. Comi - spiega Bova - il giudice ha giustamente negato ogni margine di operatività dell'immunità parlamentare evocata dall'on. Comi. L'immunità non può essere cambiata per uno scudo da sfruttare nello scontro politico. E il parlamentare non è perciò solo libero di denigrare in pubblico chiccessia senza temere conseguenze. Sono soddisfato del principio di civiltà che la sentenza ribadisce, non certo per il risvolto economico, dato che il risarcimento morale è nel nostro ordinamento assai modesto".
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