Migranti e viaggiatori, il rischio malattie
Patologie infettive, dall’Aids alla Tbc un confronto tra studiosi. Ebola: «Italia al sicuro»
Si parlerà di Ebola, Aids, tubercolosi e di altre patologie trasmissibili nell'ambito del contesto nazionale e locale delle migrazioni, al convegno “Le malattie infettive del Migrante e del Viaggiatore”, giunto alla quarta edizione, che si terrà oggi a partire dalle ore 8 nella sala congressi dell’ospedale di Cona. Organizzato dal professor Carlo Contini, direttore dell'Unità operativa complessa di malattie infettive universitarie e della Scuola di specializzazione in Malattie Infettive di Unife, il convegno ha l'obiettivo di delineare il contesto nazionale e locale delle migrazioni, esaminando l'epidemiologia delle patologie infettive e tropicali del migrante e del viaggiatore. «Il totale della popolazione immigrata è stata stimata circa 232 milioni nel 2013, il 3.2% della popolazione - spiega Contini - Sono persone che provengono da Africa, America del sud, Asia ed Est Europa per motivi turistici, politici, economici, professionali o per sfuggire a persecuzioni politiche e religiose. E sempre il 2013 è stato l'anno peggiore per i migranti, con un record di più di 7000 persone morte mentre cercavano di attraversare mari e deserti per migliorare il loro tenore di vita. Il sistema di 'globalizzazione', ha favorito l'emergere di nuove patologie infettive e la ricomparsa di altre che sembravano destinate a ridursi o addirittura a estinguersi».
Anche quest'anno il convegno, tratterà delle più importanti novità in tema di Hiv, Tbc, epatiti e altre malattie diffusibili. «I dati del Centro operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità - ci spiega Contini - indicano un aumento dei casi di Hiv nei soggetti stranieri. Dopo l'Aids, la Tbc è la seconda patologia che causa più morti nel mondo. Quasi 9 milioni di persone hanno contratto la Tbc nel 2013 e circa 1,5 milioni sono state le morti. Ma il vero grande problema tuttora irrisolto, è la tubercolosi multiresistente, emergenza della salute pubblica globale, con circa 480.000 persone che hanno sviluppato questa patologia che ha provocato 210.000 morti». Non solo. Al centro del convegno anche le malattie infettive emergenti, prosegue Contini «come il virus ebola, con 13.567 casi al 31 ottobre 2014 e 4.951 decessi in base ai dati dell'Oms, destinati a crescere. La Liberia assieme a Sierra Leone e Guinea i Paesi più colpiti. Le cifre sono comunque sottostimate, perché molte persone nei Paesi più colpiti non sono riuscite a ottenere cure mediche. La Nigeria è stato ormai dichiarato 'Ebola free' dall'Oms, quindi è presumibile che se si applicano giuste misure, l'epidemia possa essere contenuta. Gli italiani, quindi, possono stare tranquilli perché il sistema di controllo, con tutte le misure necessarie al contenimento, è già attivo in quasi tutti i centri infettivologici nazionali».
Il rischio di Ebola in Italia è allo stato attuale basso e i clandestini che arrivano nel nostro paese via mare sono fuori pericolo perché la maggioranza dei contagiati risulterebbe già sintomatico entro una settimana dal contatto con un paziente infettato, per cui se i sintomi si sviluppassero prima della fine del viaggio, non ne consentirebbero la sopravvivenza. È invece teoricamente possibile che il Paese sia raggiunto da soggetti ancora asintomatici o in fasi precoci di malattia per via aerea, tramite voli a partenza dalle città europee congiunte ai paesi colpiti da tratte di linea dirette. Non sono infatti attivi voli diretti tra questi paesi e l'Italia».
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