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Il mistero dell'omicidio Branchi, l'inchiesta riparte 26 anni dopo

di Daniele Predieri
Il mistero dell'omicidio Branchi, l'inchiesta riparte 26 anni dopo

Primi passi della procura che ieri ha acquisito gli atti della Nuova Ferrara. Lunedì il procuratore Cherchi riaprirà l'indagine sulla morte del ragazzo. Il commento del direttore
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È un uomo che combatte contro i ricordi e i fantasmi di 26 anni fa, che fantasmi non sono e che hanno un nome, un cognome e anche un soprannome. Si dice «confuso e disorientato, alla mia età non mi doveva succedere una cosa come questa». Ma ciò che gli è successo oggi - diventando il punto fondamentale della riapertura dell’inchiesta sulla morte di Willy Branchi - è accaduto 26 anni fa e lui don Tiziano Bruscagin ne è il custode, la persona che potrebbe finalmente svelare i segreti di via Buozzi, il punto in cui Willy venne visto in vita l’ultima volta e fu sentito parlare e poi urlare e quindi zittirsi. Non a caso sulla posizione di don Tiziano, parroco di Goro nel lontano 1998 quando venne ucciso Willy, ora si è concentrata l’attenzione della procura di Ferrara, e non poteva esser così dopo gli ultimi articoli di questi giorni dove - direttamente e indirettamente, quasi liberandosi di quei fantasmi - aveva illuminato la verità sulla morte di Willy per poi subito dopo blindarli - inutilmente - con l’obbligo imposto dal suo abito talare, opponendo il segreto confessionale.

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La procura ha infatti acquisito, ieri pomeriggio, tutti gli atti in possesso della Nuova Ferrara, in cui vi sono le dichiarazioni e la ricostruzione che ci aveva dato nei giorni scorsi don Tiziano, nella sua canonica di Villa del Bosco, dove lo avevamo trovato, eccome. E su ciò che riferì in quell’incontro di mercoledì scorso (sul quale chiese riservatezza), il giornalista de la Nuova Ferrara è stato ascoltato a lungo: era stato un colloquio di quasi un’ora e mezza, in cui il prete aveva raccontato di tutto e di più, in uno slancio quasi liberatorio, per poi trincerarsi con quel segreto garantito ai sacerdoti. Si era soffermato su quei suoi segreti e sui nomi (di cui è venuto a conoscenza allora, dopo la tragedia), anche se ieri mattina, interpellato al telefono, in modo aleatorio anticipava azioni giudiziarie su tutti coloro che avevano scritto di lui: «Ho sempre riferito i nomi che tutti sanno e hanno sempre saputo in paese a Goro», ha spiegato.

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Ma è una cautela, la sua, che ora dovrà passare il vaglio degli inquirenti perché ormai la procura si è messa in moto e don Tiziano Bruscagin dovrà confrontarsi con tutti gli atti prodotti e compiuti dalla polizia giudiziaria della procura, che ieri ha ascoltato anche il giornalista del Resto del Carlino e pertanto il prete dovrà spiegare perché ha detto a giornali e giornalisti tutto ciò di cui ora la polizia giudiziaria è a conoscenza. Atti contenuti ora in un fascicolo informale che lunedì mattina saranno consegnati al procuratore capo Bruno Cherchi che dovrà decidere sulla riapertura dell’inchiesta, ovvia, automatica e soprattutto necessaria e indispensabile. Per rendere giustizia alla famiglia Branchi e a tutto il paese di Goro.

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Nel fascicolo aperto ieri pomeriggio sono contenuti articoli degli ultimi giorni della Nuova Ferrara e dell’altro giornale, i verbali di sommarie informazioni dei giornalisti ascoltati come testimoni informati sui fatti, e soprattutto i riferimenti a ricostruzione e nomi che potrebbero illuminare il mistero di via Buozzi. In realtà come ha riferito alla Nuova Ferrara, don Tiziano aveva già incontrato nel 1997 alcuni carabinieri: «Li incontrai 2 volte, erano in due, uno aveva un codino ed erano vestiti male», ricordava in modo netto: a loro e allora avrebbe riferito di quei ricordi, fantasmi che oggi lo rendono confuso. Da questi incontri sono stati prodotti atti investigativi che al momento non fanno parte del fascicolo d’inchiesta archiviata 25 anni fa: atti che potranno essere accorpati al fascicolo dell’inchiesta che verrà riaperta: anche questi parlano degli stessi fantasmi, con nomi, cognomi e soprannomi.

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