«Ecco le malattie della globalizzazione»
I rapporti fra salute e spostamenti nel pianeta. Il professor Contini: i migranti non sono untori. A Ferrara anche un caso di lebbra
La globalizzazione ha accentuato, fra i tanti aspetti, anche un fenomeno legati agli spostamenti delle persone. Giunto alla IV edizione il convegno "Le malattie infettive del migrante e del viaggiatore", organizzato ieri nella Sala Congressi dell'ospedale di Cona dal prof. Carlo Contini (Malattie Infettive), ha focalizzato lo sguardo sul contesto nazionale e locale di queste malattie esaminando le principali implicazioni per la salute, oltre agli aspetti socio-demografici e normativi. Molti sono stati nei numerosi interventi dei relatori i riferimento alle conoscenze epidemiologiche delle patologie infettive e tropicali del migrante, insieme alle più recenti procedure diagnostiche per l'identificazione eziologica, le strategie di prevenzione, chemioprofilassi e terapia. «In Italia, mèta consolidata di tanti viaggi della speranza - ha ricordato Contini - sono presenti oggi oltre 5 milioni di migranti, una popolazione particolarmente esposta a numerosi fattori di rischio derivanti dall’emarginazione sociale, dalle condizioni igieniche precarie, dalle barriere linguistiche, socio culturali ed economiche che con la scarsa informazione e abitudine alla prevenzione possono determinare una difficoltà di accesso ai servizi sanitari». Secondo Contini, che poi si è riferito in particolare alla realtà ferrarese, sebbene tutte le principali malattie infettive siano presenti dal punto di vista sanitario nella nostra provincia, non rappresentano però una emergenza per il sistema a causa del loro basso tasso di incidenza. «Bisogna inoltre sfatare l'idea che i migranti siano degli untori - ha proseguito -perché molto spesso contraggono queste patologie in Italia. L'Hiv (il virus responsabile dell’insorgenza dell’Aids) e le malattie trasmissibili sessualmente, che stanno aumentando, le troviamo nel mondo della prostituzione e vi sono anche alcuni casi di Tbc (per i migranti il contagio è 10-15 volte più probabile rispetto a noi), ma non per la forma multiresistente, presente nei Paesi più sviluppati. C'è stato infine un unico caso di lebbra, assente da 50 anni in tutta Italia, che abbiamo dirottato a Genova». Esistono poi varie forme di protezione: alcuni stranieri sono affetti da epatite B perché nel loro paese non è prevista la vaccinazione, che da noi invece è diffusa. Un problema nuovo è la presenza nel sangue di chagas o tripanosmiasi americana trasmissibile con una trasfusione, perché pochi centri italiani sono in grado di effettuare questa ricerca. «Secondo l'Osservatorio regionale dell’immigrazione - ha concluso Contini- a Ferrara arriva il 3,2% dei migranti in quanto molti sono di passaggio per ricongiungersi alle proprie famiglie. Ma c'è un dato positivo: il 9,7% ha oggi un lavoro autonomo di commerciante ed artigiano, persino con dipendenti italiani». Il convegno ha rappresentato un momento di riflessione e di confronto per il mondo scientifico e per gli esperti del settore con l’idea di condividere strategie di intervento sempre più aggiornate e diffuse.
Margherita Goberti
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