Fabbri aggredito: vetri spaccati e paura
Il candidato leghista con Salvini nell’auto danneggiata dagli antagonisti bolognesi: se non fuggivamo non so cosa capitava
«Ci siamo rifugiati dentro l’auto, io ero seduto dietro e all’improvviso mi sono finiti addosso dei pezzi di vetro: stavano spaccando il lunotto. Sono stati momenti di paura, siamo rimasti illesi ma non so come finiva se non sgommavamo via». Così, a pochi minuti dagli eventi, Alan Fabbri ricostruiva con voce ancora contratta l’aggressione subìta ieri mattina da lui e dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, da un gruppo di attivisti dei centri sociali, alla periferia di Bologna. La campagna elettorale del candidato a presidente della Regione della destra sterza quindi decisamente verso la cronaca nera, dopo un’escalation che aveva portato nei giorni scorsi all’aggressione in un campo nomadi di una cansigliera leghista bolognese, il caffè blindato nel bar di Brescello con retrogusto ’ndrangheta, le dichiarazioni dello stesso Fabbri su presunte minacce di ambienti islamici nei suoi confronti. Mai visto un percorso di avvicinamento alle urne, le Regionali del 23 novembre appunto, così povero di contenuti programmatici e pieno invece di episodi che di politico hanno poco o nulla.
Ieri mattina c’era una folla di giornalisti e telecamere a seguire il tentativo d’ingresso di Salvini e Fabbri nel campo sinti di via Erbosa, visti i precedenti (dichiarazioni anti-rom dei leghisti, repliche al curaro) e il presidio organizzato nelle vicinanze dai collettivi antirazzisti bolognesi. Così sono parecchie le testimonianze documentali su quanto avvenuto dall’arrivo delle auto leghiste nel parcheggio lì vicino. «Avevamo dato appuntamento al parcheggio per studiare la situazione anche con la polizia, stavamo parlando con i giornalisti quando abbiamo visto arrivare di corsa un gruppo di ragazzi dei centri sociali, saranno stati una ventina - è il racconto di Fabbri - Io, Salvini e gli altri siamo tornati in auto e ci siamo chiusi dentro, loro hanno circondato l’auto, sbattevando i pugni. Abbiamo cominciato a muoverci e loro hanno picchiato forte, non so con cosa, e hanno spaccato i vetri. Ma è tutto fotografato e filmato». La sequenza delle foto Ansa riportata in alto, racconta questi passaggi: i giovani dei centri sociali che circondano l’auto leghista, questa che prova a forzare il blocco, la sgommata che lascia a terra alcuni antagonisti. Un video di Youreporter mostra che subito dopo quest’ultimo fotogramma c’è l’attacco al lunotto posteriore, si vede un ragazzo colpirlo con una cinghia ma non dalla parte che è stata poi distrutta (proprio dove sedeva Fabbri). Lo stesso Salvini, del resto, ha spiegato di aver detto lui all’autista «vai, vai», quando ha visto che gli antagonisti «erano con le mani e coi piedi sull’auto. Siamo andati via ai trenta all’ora, se ci fossimo fermati ci avrebbero massacrati». Poi ha promesso una raffica di denunce nei confronti degli aggressori, alcuni dei quali sono già stati identificati. Uno di loro, Loris Narda, prima di passare in ospedale ha fornito questa ricostruzione: «Non è successo un qualcosa di grave per pura fortuna, bastava non avere prontezza e finivamo sotto il cofano, abbiamo rischiato di finire con la testa sotto le ruote. I nostri metodi non pacifici? La nostra è stata una reazione dopo che hanno buttato giù dieci persone».
Al sindaco di Bondeno l’aggressione non ha fatto cambiare idea sulla campagna elettorale: «Dico che continueremo così, è assurdo che in una città della nostra regione possano succedere cose del genere. Bonaccini? Lo ringrazio per la solidarietà, ma non deve parlare di provocazioni: la nostra voleva essere solo una manifestazione democratica e autorizzata, siamo stati noi ad essere assaliti». Ai leghisti ieri sono arrivati messaggi di solidarietà a decine, «questa è la democrazia dei centri sociali e dei rom - ha detto ad esempio Mauro Malaguti (Fdi) - ora mi aspetto che l’avvocato dei rom denunci gli aggressori». La campagna «con scarponi e caschetto», come la chiama Fabbri, cominciava a creare malumori nell’alleato forzista: «La visita al campo nomadi è solo uno spot» aveva detto l’altra sera Debora Bergamini, portavoce Fi. Ieri invece la senatrice Anna Maria Bernini è stata molto dura sull’aggressione.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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