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il professor Manfredini

«Il tempo cura i pazienti ma con la cronoterapia»

«Il tempo cura i pazienti ma con la cronoterapia»

Se ci sono orari migliori di altri per assumere alcuni nutrienti, ci sono momenti della giornata migliori in cui assumere farmaci? Si chiama "cronoterapia", ramo della terapia rivolto a stabilire i...

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Se ci sono orari migliori di altri per assumere alcuni nutrienti, ci sono momenti della giornata migliori in cui assumere farmaci? Si chiama "cronoterapia", ramo della terapia rivolto a stabilire i criteri cronologici ottimali dell'intervento curativo. Ne abbiamo parlato con Roberto Manfredini, uno dei massimi esperti di cronobiologia, professore ordinario di Medicina Interna dell’ateneo, direttore della Clinica Medica del Sant'Anna, componente del consiglio provinciale dell’Ordine dei Medici e neo vice presidente dell'Accademia delle Scienze di Ferrara. «La classica prescrizione 'tre volte al giorno prima dei pasti' appare oggi superata perché si tende a valutare l'azione del farmaco rispetto all'obbiettivo su cui si intende agire», spiega Manfredini..

Un esempio?

«Quando un medico dice al paziente di assumere un farmaco in certe ore, in generale lo fa secondo due grandi concetti: il primo legato alla farmacocinetica, ovvero per quante ore il principio attivo resta presente nel sangue. Se diciamo di prendere un antibiotico ogni otto ore e di essere precisi nell'assunzione è perché la concentrazione efficace del farmaco nel sangue dura otto ore. Quindi se noi lo assumiamo dopo dieci o dodici, il nostro organismo sarà esposto al microbo. Il secondo è il concetto di "stomaco pieno o vuoto" che il medico consiglia al cittadino. Ci sono certi farmaci che devono essere assunti a digiuno perché il loro assorbimento è migliore (un esempio sono gli ormoni tiroidei), altri invece a stomaco pieno, come antinfiammatori o aspirina, i cosiddetti farmaci lesivi. Quindi parliamo di migliore efficacia nell’assorbimento o di riduzione di effetti collaterali».

Ma la cronoterapia è un'altra cosa.

«L'organismo è organizzato per ritmi biologici e quindi anche le funzioni biologiche hanno un ritmo, un massimo e un minimo all'interno della giornata. Alcuni farmaci possono essere più efficaci se assunti in certe ore perché devono avere un effetto proprio nell'ora in cui devono agire sulla funzione specifica. Un esempio? La pastiglia per il colesterolo, le statine: l'enzima che produce colesterolo nel fegato lavora prevalentemente la sera e la notte. Quindi il consiglio è di assumerlo sempre alla sera verso le 21, perché il farmaco andrà a bloccare l'enzima che produce il colesterolo nel momento in cui sta lavorando. Ma ce ne sarebbero altri, ad esempio per quanto riguarda la terapia dell'ipertensione».

Quali sono i progetti di ricerca cui lei e la sua equipe state lavorando?

«Gli aspetti di cronobiologia e cronoterapia fanno parte delle specificità assistenziali della Scuola di Medicina di Ferrara, diretta dal professor Leonardo Trombelli, e noi applichiamo criteri di cronoterapia quotidianamente sui nostri pazienti. Inoltre, stiamo partecipando a bandi competitivi di finanziamento sia nazionali che internazionali. Proprio per la nostra "expertise" in campo di cronobiologia delle patologie cardiovascolari, siamo impegnati nell'ambito del programma europeo "Horizon 2020", quali partner di una cordata guidata da un gruppo di studio di Berlino per un progetto del valore di 5,4 milioni di euro. Possiamo affermare di essere fra i pochi in Europa ad occuparci della temporizzazione dei farmaci».

Se il progetto dovesse essere approvato si potrà dare una posizione ad un ricercatore per tre anni del valore di circa 150 mila euro.

Federica Achilli

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