Tutti i nomi erano negli atti da tempo
Dopo 26 anni, l’inchiesta sulla morte di Willy sarà riaperta dalla procura. Ma 20 anni fa c’erano già gli elementi per farlo
GORO. «Quando quasi un anno fa abbiamo cominciato a lavorare al caso con Luca Branchi, non avremmo mai immaginato di arrivare fino a questo punto, il nostro obiettivo era la riapertura dell’inchiesta, e ora ci siamo: confidiamo si arrivi ben oltre»: Simone Bianchi, l’avvocato della famiglia Branchi ieri stava limando l’ultima stesura dell’esposto che depositerà domani mattina per chiedere ufficialmente la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Willy Branchi. Un atto autonomo, privato, che potrebbe essere anticipato da un atto d’ufficio, pubblico, di procura e polizia giudiziaria che in questi giorni, e anche ieri, si sono mossi con atti conoscitivi, ma solo dopo la copertura mediatica, di giornali e Tv, del caso di Willy.
Ciò che tuttavia è emerso in questi giorni in modo generico, è un retroscena che farà discutere parecchio: i nomi delle persone coinvolte nell’omicidio di Willy Branchi erano infatti già a conoscenza degli inquirenti da anni, da metà degli anni ’90, e tutto coinciderebbe con quanto Luca Branchi ha dichiarato («nel ’97 chiesi la riapertura dell’inchiesta, indicando di sentire don Tiziano Bruscagin») e quanto lo stesso ex parroco di Goro ha affermato: «Incontrai due volte due carabinieri, uno con il codino, ed erano vestiti male». Nomi e soprannomi di chi sarebbe stato coinvolto (già all’epoca qualcuno era deceduto) erano già stati fatti: e allora perché non si cercarono riscontri, perché quel movente - gli incontri omosessuali come sfondo della morte di Willy che voleva dire basta e minacciò si svelarli al paese e ai genitori - non diventò la pista investigativa dell’inchiesta che oggi, riaperta dopo 26 anni, porterà ad una nuova verità? Sarà difficile rispondere a questa domanda, e non si potrà farlo, almeno ora, perchè prioritario sarà trovare le prove su chi ha ucciso Willy.
E riscontri alla ricostruzione dei suoi ultimi momenti di vita: la notte prima di esser trovato morto, sotto l’argine tra il paese e il cimitero, venne fermato in via Buozzi, sentito parlare e poi urlare e quindi zittirsi all'improvviso. Probabilmente si trovava poco distante dal posto in cui venne ucciso: con quella pistola ammazza-maiali, “un chiodo” sparato in faccia, e massacrato di botte, tanto da sfigurarlo. Chi lo uccise, lo fece in un luogo in cui quella pistola era a portata di mano. E chi ha ucciso Willy, è stato sicuramente aiutato da altri e poi il suo cadavere venne spostato, dopo esser stato spogliato e denudato, e portato sotto l’argine. Nei ricordi di don Tiziano Bruscagin ci sono i nomi di chi fece questo, ma negli atti anche quelli di altre persone, in tutto una decina che sapevano e non hanno mai detto nulla. L’avvocato Simone Bianchi è incredulo e amareggiato davanti al retroscena di un atto che oltre 15 anni fa aveva già isolato tutti i nomi che ora rimbalzano tra Goro e la procura di Ferrara. Ma non vuole fermarsi a questo, e guarda già avanti: «non sarà un’inchiesta facile, ma almeno ci siamo arrivati».
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