«Perché tutto si è fermato se si sapeva?»
Delitto Branchi, oggi il deposito degli atti alla procura per riaprire l’inchiesta. Ma il fratello Luca cerca l’altra verità sulle indagini del 1996
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI
GORO. «E adesso si parla di mio fratello, non solo per la sua morte, ma per cercare chi lo ha ucciso e perchè è stato fatto: oggi siamo ad un passo dalla verità, e ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto e tutta Goro. Si poteva arrivare prima a sapere la verità? Lo ripeto da giorni, non lo so: ma se i nomi, il movente, i fatti si conoscevano già nel 1996, allora io mi chiedo come mai tutto si fermò allora?» Luca Branchi è quasi elettrico, già solo dalla voce al telefono si percepisce il suo stato di animo, di un uomo che dopo aver aspettato per 26 anni e dopo quasi un anno di lavoro, studio degli atti, ricerca di indizi e testimonianze con il suo legale, Simone Bianchi e raccogliendo le attività investigative di Luca Tuzzi, ha vergato con la sua firma l’atto in cui ufficialmente chiederà alla procura di riaprire le indagini sulla morte di Willy. Questa mattina il suo legale depositerà l’esposto, poi sarà il procuratore capo Bruno Cherchi a decidere. Sulla scrivania del procuratore, però, vi sarà tutto il materiale che la polizia giudiziaria ha compiuto in questi giorni, selezionando articoli e testimonianze, anche dei giornalisti che si stanno occupando del caso. Un caso giudiziario, definito, come è di moda nei serial televisivi e nella letteratura di crime story in tutto il mondo, un cold case (caso congelato, freddo). Toccherà agli inquirenti riscaldarlo, cercare le prove per arrivare alla ricostruzione della morte di Willy e indicare nomi e cognomi di chi lo uccise, chi lo aiutò e chi coprì la sua morte.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.10270034:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2014/11/08/news/il-mistero-di-goro-26-anni-dopo-1.10270034]]
Anche ieri Luca Branchi ricordava tutti gli sforzi compiuti in tutti questi anni e andando a cercare nei suoi ricordi, dà la ricostruzione di quelle indagini che nel 1996 arrivarono ad indicare nomi e cognomi e soprannoni di chi era coinvolto nella morte di Willy, ma quello spunto investigativo non venne mai sviluppato.
«Era attorno al ’94/’95 quando si cominciò a parlare in paese dell’altra pista, degli incontri oltre quella di Forzati (incontri omosessuali di Willy con persone di Goro, cui lui ad un certo punto si sarebbe opposto, minacciando di svelare tutto al paese e ai genitori e per questo venne ucciso, ndr) che ormai era caduta e dimenticata. Non c’erano già elementi per cominciare ad indagare allora?»
Sì, c’erano, e già solo quel movente, per cui oggi verrà riaperta l’inchiesta, sarebbe bastato ad attivare inquirenti, polizia giudiziaria e procura.
«Come mai allora non si fece nulla, perchè si insabbiò tutto?» chiede ancora Luca Branchi. Poi riflette, pensa al domani prossimo e conclude: «L’importante è che oggi chi prenderà in mano l’inchiesta voglia andare fino in fondo, non potrei sopportare altri stop».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
