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spese pazze in regione

Accusa di peculato per 42 consiglieri

Accusa di peculato per 42 consiglieri

Indagati anche Montanari: «Sono sereno» e Malaguti: «Contestati perfino giornali e francobolli. Io sempre in buona fede»

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Quarantadue indagati per peculato, 2 milioni e 87mila euro di spese sotto accusa. Sono i numeri dell’inchiesta della Procura e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bologna sulle cosiddette “spese pazze” dei partiti dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna e che ieri è giunta a conclusione con la notifica dell’avviso di fine indagine agli indagati. A schivare l’inchiesta sono stati solo 9 consiglieri su 50 (il 42º indagato è la segretaria di Matteo Riva del Gruppo misto), e nessuno dei partiti del “parlamentino” di viale Aldo Moro è stato risparmiato dalle contestazioni degli inquirenti sulle spese ritenute non congrue all’attività dei gruppi consigliari nel periodo compreso tra giugno 2010 e dicembre 2011.

In particolare gli atti di chiusura indagini riguardano: 18 consiglieri del Pd a cui vengono contestati complessivamente 940mila euro; 11 consiglieri del Pdl (205mila euro); 3 consiglieri della Lega Nord, (135mila euro); 2 consiglieri dell’Idv, (423mila euro); 2 consiglieri del Movimento 5 Stelle (98mila euro); 1 consigliere della Federazione della Sinistra (151mila euro); 2 consiglieri di Sel (77mila euro); 1 consigliere dell’Udc (31mila euro); un consigliere del Gruppo misto (27mila euro).

Contestazioni “trasversali”, che hanno attraversato trasversalmente anche gli esponenti ferraresi in Regione: ieri in viale Aldo Moro, a ritirare il cosiddetto “415 bis” c’erano anche Roberto Montanari (Pd) e Mauro Malaguti (ex Pdl, ora Fratelli d’Italia). Montanari era già finito nell’occhio del ciclone (e della Corte dei Conti) per il viaggio ad Amalfi compiuto nel 2011 insieme al capogruppo Monari per partecipare a un convegno di AreaDem e i rimborsi di 800 euro per l'hotel e 900 euro per l'affitto dell'auto con autista da Napoli. «Ribadisco quanto ho detto allora - si è limitato a commentare Montanari - Sono sereno, ho sempre e solo lavorato e questo sarà dimostrato nelle sedi proprie». E a proposito della magistratura: «Rispetto il loro lavoro, la politica deve essere umile». Montanari non si è ricandidato per le prossime regionali, Ma il suo “collega” Mauro Malaguti sì (e con lui altri 11 dei 41 consiglieri indagati) e non nasconde la sua amarezza per la “tegola” che si è abbattuta sulla sua testa a ridosso del voto del 23 novembre: «Non me lo aspettavo, anche perché mai una volta ho minimamente pensato di commettere un reato. Ho sempre e solo sostenuto spese nell’ambito della mia attività istituzionale. Cosa mi è stato contestato? Giornali, carburante, consumazioni,perfino francobolli. Tutte spese che, in coscienza, ho sempre creduto di poter sostenere. Tutte le volte ho presentato ricevute e “pezze d’appoggio” e tutte le volte avevo avuto l’approvazione dei revisori dei conti. Poi sono cambiate le regole e da allora ho cominciato a pagare tutto di tasca mia... Ma prima di allora non era così, sono stato in perfetta buonafede».

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e condotta dai sostituti Morena Plazzi ed Antonella Scandellari e coordinata sotto la supervisione del procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso. Non è indagato l’ex presidente della giunta dell’Emilia Romagna, Vasco Errani. Per il candidato alla presidenza della Regione, Stefano Bonaccini, la Procura aveva chiesto l’archiviazione e, sulla sua posizione, si attende la pronuncia del gip. Rimane indagato, invece, il deputato del Pd Matteo Richetti (la cui difesa aveva inoltrato ai pm una istanza di archiviazione) per cui è stato notificato il fine indagini. Per i nove capigruppo dell’assemblea legislativa la Procura ipotizza il concorso in peculato perchè la loro posizione è ritenuta “di garanzia” mentre invece, nella ricostruzione degli inquirenti, avrebbero avallato la ripetitività di alcune spese non considerate inerenti all’attività dei gruppi consiliari.

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