Casa Protetta, futuro incerto
Serravalle, 58 lavoratori del privato sociale a rischio. Appello dei sindacati
SERRAVALLE. A giorni la Casa Protetta “Capatti” di proprietà ella congregazione religiosa Casa Generalizia Piccole Suore della Sacra Famiglia, subirà una radicale trasformazione e riorganizzazione in termini gestionali del servizio di cura e di assistenza rivolto alla popolazione anziana del territorio. All’inizio del 2015 la struttura, che accoglie ad oggi più di cento ospiti, sarà al centro di un’operazione di trasferimento dell’intera attività, con cessione ad una società della titolarità del servizio e contestuale subappalto ad una cooperativa sociale. «L’operazione - fanno notare i i sindacalisti Cristiano Zagatti per la Funzione Pubblica Cgil e Luca Benfenati della Fisascat Cisl in una nota - è stata motivata dall’attuale proprietà sulla base di ragioni economiche legate ad un bilancio in perdita: cosa impossibile da verificare, dato che il bilancio è stato negato alle organizzazioni sindacali che ne hanno formalmente richiesta copia (unica via per accedervi dato che gli enti religiosi non hanno l’obbligo di depositarlo presso la Camera di Commercio). La scarsa trasparenza non si limita a questo - prosegue la nota dei sindacati - dato che la curiosa triangolazione Ente religioso-società-cooperativa è resa ancora più anomala dal fatto che il presidente legale della società che subentrerà all’ente religioso, da diversi anni direttore ella struttura per conto della Congregazione, è anche presidente legale della cooperativa a cui la società ha annunciato di voler cedere il servizio. Una sovrapposizione di ruoli e moltiplicazione di passaggi poco limpida che ipoteca le garanzie occupazionali e contrattuali del personale coinvolto. Ci si trova di fronte all’assoluta indisponibilità aziendale ad arrivare ad un accordo sul mantenimento delle conizioni economiche acquisite dal personale in tanti anni di servizio: al personale infatti verrà applicato un contratto nazionale peggiorativo che determinerà una perdita secca che ca dai 100 ai 200 euro mensili, a seconda del livello, 1.500-2.000 su base annua. E’ del tutto eviente che un calo dell’orario di lavoro si tradurrebbe anche in un calo delle ore assistenziali erogate con conseguenze negative dirette sul servizio. Spiace constatare che il sindaco di Berra, Eric Zaghini, da noi coinvolto, si sia limitato ad auspicare maggiore empatia fra le parti. Ci aspettiamo che voglia esercitare un ruolo attivo nel pretendere chiarezza e trasparenza sulle sorti di un servizio, he ricordiamo, è di interesse generale e finanziato dal pubblico e nell’agire un’azione istituzionale a tutela del lavoro e del welfare locale».
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