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Fornace, i lavoratori impugneranno i licenziamenti

FILO. I lavoratori e i sindacati del gruppo Vela di cui fa parte anche la fornace di Filo non si arrendono. Ieri mattina nel corso di un’assemblea alla presenza del segretario regionale della Fillea-...

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FILO. I lavoratori e i sindacati del gruppo Vela di cui fa parte anche la fornace di Filo non si arrendono. Ieri mattina nel corso di un’assemblea alla presenza del segretario regionale della Fillea-Cgil, Luigi Giove e del segretario provinciale Sandro Guizzardi è stato infatti deciso di dare mandato ad un pool di avvocati dei vari territori dove è presente il gruppo Vela ovvero Ferrara, Bologna, Brescia e Mantova, al fine di impugnare i licenziamenti (circa 300 i lavoratori interessati di cui 29 nella fabbrica di Filo) «in quanto - spiega Sandro Guizzardi - non inoltrando la richiesta di proroga della cassa integrazione per ulteriori sei mesi, questi avrebbe procurato un danno agli stessi lavoratori. Dove c’è lo spazio per impugnare i licenziamenti lo faremo».

. Giorni fa si era svolto anche un presidio dei dipendenti del gruppo Vela davanti al tribunale di Brescia (vi avevano partecipato anche alcuni dipendenti dell'oramai ex Fornace di Filo) ma anche questo disperato tentativo non aveva sortito alcun effetto. Il commissario liquidatore ha da tempo iniziato la vendita di quello che rimane all'interno della fabbrica filese. Una ditta specializzata in demolizioni sta smontando tutti i macchinari che saranno poi rivenduti. Lo storico stabilimento era l'unico di una vasta area che produceva mattoni, circa 35-40 mila al giorno, di elevata qualità. La crisi si è fatta sentire pesantemente anche nel settore edile ma la fabbrica poteva continuare a produrre in quanto c'erano ordinativi per andare avanti e invece dopo tre anni di cassa integrazione il 9 ottobre sono scaduti anche gli ammortizzatori sociali e per i lavoratori si sono spalancate le porte della mobilità.

Dei cinque stabilimenti che il gruppo possiede, con sede a Corte Franca nel Bresciano, quello di Filo è l'unico ad essere sacrificato. Quello mantovano di San Giovanni del Dosso continuerà a produrre attraverso l'affitto del ramo d'impresa ad una società controllata mentre in quelli di Bologna, ex Edilfornaciai e quello di Borgonato nel Bresciano è prevista una sospensione lunga dell'attività produttiva ma uno dei due stabilimenti viene considerato eccedente rispetto alla produzione necessaria a soddisfare il mercato dei laterizi nei prossimi anni. (m.bar.)

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