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Le incognite dei parametri Bce

Popvicenza-Carife A decidere sarà Francoforte

Popvicenza-Carife A decidere sarà Francoforte

Da Vicenza non si colgono segnali di resa sul fronte Carife e campagna acquisti in generale, ma certo la nuova situazione nella quale la Popolare di Zonin si è venuta a trovare dopo gli stress test...

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Da Vicenza non si colgono segnali di resa sul fronte Carife e campagna acquisti in generale, ma certo la nuova situazione nella quale la Popolare di Zonin si è venuta a trovare dopo gli stress test mette tra parentesi il suo futuro immediato come banca aggregante. Dal 4 novembre, infatti, Bpvi è sotto la diretta vigilanza della Bce, il che significa, come i vicentini hanno imparato a capire nell’ultimo anno, il cambio di molti parametri di valutazione rispetto al regime Bankitalia. Il primo è relativo al modello di erogazione del credito: via Nazionale era molto concentrata sullo specifico di ogni singola pratica, mentre la Bce applica qualcosa di simile agli studi di settore, penalizzando il credito dei comparti in difficoltà (edilizia su tutti) e concedendo di meno alle banche molto focalizzate sull’attività industriale più che sulla finanza. Popvicenza, come hanno ribadito più volte in queste settimane i suoi vertici, sta pagando gli 11,5 milioni di nuove erogazioni a famiglie e imprese.

L’altro punto di attenzione è stato evidenziato dallo stesso esito degli stress test, che Popvicenza ha superato per un soffio e solo grazie alla conversione di 253 milioni di euro di bond, effettuata il giorno prima del verdetto Bce. Il risultato sul quale a Francoforte hanno messo l’accento è quello dello scenario estremo, che comprende forti revisioni del Pil nei prossimi anni e un aumento (!) dei tassi d’interesse, molto penalizzante per le banche italiane. Se dovesse essere questa la base per valutare la disponibilità di capitali per acquisizioni, Popvicenza si ritroverebbe a poter spendere, al netto di ulteriori rafforzamenti già in essere, 30 milioni di euro: al di là del prezzo riconosciuto alle azioni Carife, si sa che sul fronte ferrarese andrebbero investiti 150-200 milioni di euro per ricapitalizzare la banca. In caso si ragionasse invece sullo scenario di base, quello più realistico, il valore del capitale disponibile sarebbe di 554 milioni: fa tutta la differenza del mondo, come si può ben capire.

In ogni caso, ai vicentini non si potrà chiedere di girare le loro carte fino a quando i commissari non riusciranno a vendere Commercio e Finanza, e trovare un nuovo assetto degli uffici centrali dopo il rientro di Carife Sei. Fine anno, a occhio. (s.c.)

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