I patronati mobilitati contro i tagli ai fondi sociali
Il taglio dei fondi ai patronati mette a rischio la gratuità dei servizi garantita finora ai cittadini. È il senso della mobilitazione unitaria che ha portato ieri mattina i sindacati confederali e...
Il taglio dei fondi ai patronati mette a rischio la gratuità dei servizi garantita finora ai cittadini. È il senso della mobilitazione unitaria che ha portato ieri mattina i sindacati confederali e l’Acli a organizzare un presidio di un paio d’ore della sede Inps di Viale Cavour. La norma che “tosa” 150 milioni di euro per il 2015, e che da lì in poi potrebbe diventare strutturale, è contenuta al comma 10 dell’articolo 26 della legge di Stabilità approvata dal governo. «Si vuole fare cassa con i contributi sociali, mettendo le mani sui soldi dei lavoratori», dicono i patronati Inas-Cisl, Inca-Cgil, ItalUil e quello delle Acli. Attraverso i cui uffici passano gran parte delle pratiche che sono richieste a pensionati e lavoratori. Nell’ultimo anno, tra l’altro, la richiesta di assistenza è cresciuta del 13%. «I tagli – sottolineano gli organizzatori della protesta – metterebbero in ginocchio la rete di solidarietà dei patronati, la l’uguaglianza di accesso ai diritti sarebbe di fatto cancellata e non sarebbe più possibile mantenere la gratuità del servizio. Il fondo dei patronati è alimentato da una quota dei versamenti dei contributi previdenziali obbligatori di tutti i lavoratori dipendenti: dove finiranno questi contributi?». Tra l’altro gli enti mettono in evidenza che il taglio (basato sulla riduzione di oltre un terzo dell’aliquota sul monte contributi dei dipendenti che va ai patronati, dallo 0,266% attuale allo 0,148%) non costituirebbe un risparmio per le casse dello Stato: la Pubblica amministrazione si dovrebbe fare carico di un maggior costo di 229 milioni, a fronte dei 150 non più diretti verso gli organismi dei sindacati. Pronti a mobilitarsi di nuovo, stavolta su scala regionale, lunedì 17 a Bologna. Ieri si era davanti alla sede provinciale dell’Inps, luogo scelto perché l’ente statale è di fatto, e in misura maggiore in seguito all’accorpamento con l’Inpdap, il super-collettore delle pratiche socio-assistenziali e previdenziali. Un certo malumore ha destato il fatto che la direttrice dell’Inps non abbia ricevuto i rappresentanti delle organizzazioni che hanno inscenato il presidio.
Intanto anche la Cna si schiera contro i provvedimenti del governo, evidenziando che «un taglio di 150 milioni di euro, previsto dalla legge di Stabilità, mette pesantemente in discussione questa realtà, importante per tanti cittadini che, altrimenti, dovrebbero pagare per ottenere i propri diritti». «Siamo consapevoli della difficile situazione del Paese e quindi non vogliamo sottrarci al dovere di contribuire all’azione di risanamento e all’ammodernamento dell’Italia – dichiara Raffaella Toselli, presidente del patronato Epasa di Ferrara -. Ma non a prezzo dei diritti delle persone, e soprattutto di quelle più deboli». Per questo, da tempo Cna Epasa sta sollecitando «una riforma del sistema – aggiunge la presidente - nell’ambito di una più complessiva riforma del welfare, fondata sulla collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore per l’erogazione dei servizi alle persone». Il patronato della Cna nel corso di quest’anno ha già inoltrato 2.160 pratiche all’Inps provinciale (ma pensa di arrivare a 2.500) e il resto ad altri istituti come Inpdap, Inail e altri ancora, riferite a domande di pensione, ricostituzioni pensionistiche, invalidità civili, domande di disoccupazione e domande di maternità. Le domande giunte a buon fine sono la quasi totalità. Epasa, insieme ai patronati di Rete Imprese Italia chiede quindi al governo un deciso cambio di rotta, proprio a partire dalla realtà dei fatti: «Il riconoscimento dei diritti ai cittadini passa per i nostri uffici – constata Raffaella Toselli - Un fatto, questo, voluto dallo stesso Stato che, negli ultimi anni, grazie alla digitalizzazione, ha fatto di noi il suo braccio operativo. L’Inps, non a caso, ci riconosce da tempo questo ruolo. Chi farà tutte queste pratiche al posto nostro? Se tornassero in carico alla pubblica amministrazione servirebbero migliaia di uffici e centinaia di milioni».
Fabio Terminali
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