I pro e contro alla velocità limitata in centro
Gabriele Benvenuti Lunedì ho letto incuriosito l'articolo dove gli amici della bicicletta chiedono un limite di 30 km/h in città per i veicoli a motore e il permesso di andare in bicicletta...
Gabriele Benvenuti
Lunedì ho letto incuriosito l'articolo dove gli amici della bicicletta chiedono un limite di 30 km/h in città per i veicoli a motore e il permesso di andare in bicicletta contromano nei sensi unici.
Ora non giustifico l'automobilista che non rispetta i limiti di velocità e di conduzione in sicurezza del veicolo, mettendo in pericolo tutti coloro che sono nelle vicinanze. Ma che addirittura si chieda di andare a porre un limite di 30 km/h in città mi sembra assurdo e che non risolve il problema. Dandone la certezza quando leggo che si chiede di poter andare in bicicletta contromano nei sensi unici. Allora il problema è quello di tagliare per le vie per accorciare la strada anche se contromano e non la sicurezza stradale.
Durante l'anno faccio parecchi km in auto per lavoro e se ci sono due cose che non sopporto: i furbetti e gli incapaci in auto che pensano di essere i padroni della strada e i furbetti in bicicletta che vanno contromano, attraversano strade senza rallentare. Ma in entrambi i casi il rischio è quello della collisione e con estrema certezza che qualcuno si faccia male e qualcuno che si rovina la vita per ignoranza (sono soft) di persone irresponsabili e stupide. Le regole stradali ci sono, dobbiamo solo farle rispettare, se la stupidità umana porta a pensare che la città sia pista veloce per auto, oppure una isola di dominio delle biciclette, allora il problema è l'educazione e la civile convivenza.
Sono stato in paesi esteri dove l'automobilista è attento ed educato, mentre chi gira in bicicletta rispetta le regole come qualsiasi veicolo, peccato che questi paesi sono considerati arretrati rispetto all'Italia. Questo mi fa molto pensare.
Ringrazio l'automobilista che stamattina forse in ritardo al lavoro ha attraversato la rotatoria adiacente alle Mura senza rallentare mettendo tutti in pericolo.
Ringrazio il ciclista che in Via Po venerdì alle 17:00 è sbucato da Via delle Barriere direzione Viale Belvedere a ttraversando la strada senza rallentare e senza guardare. Tanti anni fa si studiava educazione civica a scuola, fare degli aggiornamenti ...no vero??? Ah, giusto, l'ipocrisia salva sempre la faccia.
Paolo Fabbiani
Non ho più un ruolo dirigente nell’Associazione Amici della bicicletta, ma credo di poter interpretare il pensiero della stragrande maggioranza dei soci. Gli automobilisti nel criticare la nostra proposta del limite 30 nel centro urbano, che è realtà in molti paesi europei, devono partire da una considerazione sulla base della quale regolare il proprio comportamento alla guida: il corpo umano è un oggetto molto fragile. Un impatto con un’auto a 50 km/h è mortale nell’80% dei casi, pur essendo nei limiti di legge. Del resto anche loro nel preciso istante in cui mettono un piede fuori dall’abitacolo diventano pedoni e quindi vulnerabili al pari di tutti gli altri. Dallo stesso concetto di fragilità per se stessi devono partire anche i tanti ciclisti che adottano comportamenti scriteriati. Ne vedo molti che si lanciano sugli attraversamenti come in una roulette russa. Comportamento oltre che stupido anche non conforme al codice della strada. A meno che non si tratti di un attraversamento che rappresenta una continuità di un percorso ciclabile, dove comunque vanno adottati comportamenti di prudenza, l’attraversamento regolamentato non ti dà un diritto di precedenza assoluto. Penso, per fare un esempio, all’attraversamento di via S. Stefano che collega i due tratti di via Garibaldi. Qui, prima di attraversare, occorre fermarsi, dimostrare la propria intenzione di attraversare, a quel punto i veicoli a motore hanno l’obbligo di dare la precedenza ai pedoni o ciclisti sugli attraversamenti. Non sempre questo accade. Come spesso capita di vedere di sera ciclisti senza alcun dispositivo di illuminazione acceso e senza catarifrangenti nelle ruote. Le luci nelle bici, almeno in città, non servono per vedere dove si va, ma per farsi vedere, rendersi visibili. Bisogna essere ciclisti illuminati, come più volte abbiamo detto giocando sul doppio senso. Come capita anche di vedere ciclisti in ZTL e aree pedonali sfrecciare a velocità non consone. La fragilità e il rispetto che chiediamo per noi lo dobbiamo anche ai pedoni. Del resto nessuno di noi e sempre è solo pedone, ciclista o automobilista. Invito gli automobilisti a considerare il fatto che non sono e non possono essere gli unici utenti della strada. La strada è anche dei pedoni e dei ciclisti, oltre che delle altre categorie, ma con un elemento di fragilità che li contraddistingue da tutti gli altri di cui va tenuto conto. Tra i pedoni spesso ci sono i bambini, quegli stessi bambini che carichiamo sulle nostre auto e che facciamo scendere davanti a scuola. Ecco, pensiamo a loro quando il limite di 30km/h ci sembra troppo basso!
Giuseppe Fornaro
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