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Il processo al poliziotto per aver diffamato la Moretti

Il processo al poliziotto per aver diffamato la Moretti

Saltano le trattative per la remissione della querela, e così il processo s’ha da fare. Il giudice Luca Marini lo ha fissato al prossimo 3 marzo (ore 15) quando in aula tornerà Patrizia Moretti,...

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Saltano le trattative per la remissione della querela, e così il processo s’ha da fare.

Il giudice Luca Marini lo ha fissato al prossimo 3 marzo (ore 15) quando in aula tornerà Patrizia Moretti, parte civile e vittima delle offese su Facebook che Paolo Forlani, uno dei 4 agenti condannati per la morte del figlio Federico Aldrovandi, scrisse nella pagina dell’associazione «Prima difesa due», di cui era responsabile Simona Cenni, e oggi entrambi accusati di diffamazione a mezzo internet. Ieri mattina era presente solo Patrizia Moretti e(e come testimoni anche Lino Aldrovandi, papà di Federico), mentre erano assenti entrambi i due imputati. Le frasi, scomposte e senza freni, che Forlani scrisse nel giugno 2012, poco dopo la sua (e degli altri colleghi Enzo Pontani, Monica Segato e Luca Polastri) condanna definitiva in Cassazione, rimbalzarono sul profilo Facebook della associazione Prima difesa due che raggruppa componenti delle forze dell'ordine: parole in cui Forlani commentava in modo volgare e oltremodo offensivo, rivolto alla Moretti, la sua condanna. Dopo aver preso atto della mancata trattativa e dunque della mancata remissione di querela (ma solo per la Cenni) il giudice Marini ha dichiarato, ad alta voce in aula, dopo aver rinviato il processo e cadenzato il programma del dibattimento «per le questioni private ci sono i tribunali civili, i processi penali si celebrano per i reati», alludendo al fatto che il contrasto giudiziario si sarebbe potuto discutere in sede civile. Ed ha poi aggiunto «non pensate che vi siano scorciatoie perchè in questo tribunale non ci saranno». Come ha sempre spiegato Patrizia Moretti, questo processo era stato voluto, per la prima volta dopo anni e anni di altrettante offese e diffamazioni, «contro l'atteggiamento che gli agenti condannati per la morte di mio figlio hanno sempre avuto, durato anni, nei miei e nei confronti della mia famiglia: questo non l'ho più tollerato e l'ho denunciato. Ora si vedrà come andrà a finire».

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