«Goro è presente Finalmente si farà luce sulla vicenda»
Tutto il paese stretto attorno alla famiglia per chiedere giustizia. Domenica alle 17.30 oltre duecento saranno alla fiaccolata per chiedere giustizia
GORO. «Quell’assassinio è il fatto di sangue più grave che sia mai successo a Goro. Speriamo solo che, dopo tanti anni (26, l’omicidio di Willy Branchi risale infatti al 1988 ndr), si riesca ad arrivare ad una conclusione, a trovare il nome di chi ha ucciso un ragazzo che non faceva del male a nessuno». Questo è il pensiero ed il commento generale dei cittadini di Goro, alla notizia della riapertura, da parte della magistratura ferrarese, dell’inchiesta sulla morte di Vilfredo “Willy” Branchi, 18enne gorese, che nel 1988 è stato assassinato e trovato privo di vita sull’argine del Po di Goro, alle porte del paese, e l’identità dell’omicida, a tutt’oggi resta sconosciuta.
«Io avevo 10 anni quando è successo - ricorda una giovane donna - ma ricordo bene la vicenda dell’omicidio. In paese c’era aria di tristezza, ma anche di paura perché in paesi così piccoli, dove bene o male ci si conosce tutti, non si pensa mai che possa accadere una cosa tanto brutta. Sono contenta del fatto che si riprenda ad indagare sulla morte di Willy». Che sia fatta giustizia. Ecco cosa sperano gli abitanti di Goro, ora che la vicenda di Willy ha mosso tanto interesse e portato la Procura a riaprire il caso. Contente, ma scettiche le persone più anziane di Goro, loro ricordano bene la paura, l’angoscia, la tristezza e la tensione di quei giorni di 26 anni fa e come ha sottolineato Esperus Viviani, esponendo il pensiero di un nutrito gruppo di ultra sessantenni: «Speriamo si arrivi da qualche parte con questa nuova inchiesta, soprattutto per la famiglia del ragazzo che è brava gente e merita di avere risposte e giustizia».
Poi ci sono i coetanei di Willy ma anche del fratello del giovane assassinato, Luca, che ricordano la vicenda e ricordano il giovane ucciso, come quello che per quasi due anni di scuola è stato il suo compagno di banco o come Mauro Gianella, Marco Trombini, Alessandro Milani e Luigi Maestri, che sperano che con l’inchiesta si possa mettere la parola fine a questa vicenda: «Con tutto il parlare che si è fatto di questa storia, sui giornali, in tv e tra la gente - hanno detto i quattro, condividendo ed esponendo un pensiero comune nel paese - forse questa è la volta buona. Speriamo...il fatto che l’inchiesta sia stata riaperta probabilmente vuol dire che si è trovato qualcosa di nuovo su cui lavorare. La famiglia di Willy ha tutto il diritto di sapere».
Maria Rosa Bellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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