Comacchio fa scuola per contrastare la violenza di genere
COMACCHIO. La volontà di agire culturalmente destrutturando quegli stereotipi che ci accompagnano sin dalla prima infanzia, tra i quali attribuire all’uomo/papà ruoli sociali importanti da manager o...
COMACCHIO. La volontà di agire culturalmente destrutturando quegli stereotipi che ci accompagnano sin dalla prima infanzia, tra i quali attribuire all’uomo/papà ruoli sociali importanti da manager o professionista e alla donna/mamma esclusivamente le cure domestiche, è alla base del seminario “Bambine e bambini tra relazioni di cura e nuove identità. Adulti e bambini: immagini a confronto”, presentato ieri mattina a Palazzo Bellini. «Con questo seminario, che si svolgerà il 22 novembre – ha sottolineato Patrizia Buzzi, coordinatrice pedagogica - vogliamo mettere in luce il ruolo cruciale che riveste l’educazione di genere, quale strumento efficace per contrastare pregiudizi e stereotipi, evidenziando che l’azione culturale è la sola arma per prevenire la violenza di genere». Manuela Gallerani, docente associata di Pedagogia Generale dell’Università di Bologna, ha anticipato che «la mia relazione al convegno muove da un approccio interattivo-costruttivista e problematicista, per indagare il ruolo del linguaggio degli adulti e dell’educazione cosiddetta implicita nelle relazioni educative». «L’obiettivo risiede – ha aggiunto – nel costruire la rappresentazione dell’educazione, declinata al femminile, al maschile o neutra, veicolata da educatori nei servizi della prima infanzia». Convinta che sia «necessario aprire un varco nel tema complesso dell’educazione di genere in una realtà per certi versi chiusa come la nostra», l’assessore alle Pari Opportunità Alice Carli ha ribadito che «l’amministrazione comunale non ha intenzione di fermarsi qui, ma di allargare l’esperienza a tutte le scuole di ogni ordine e grado e alle famiglie, per attivare una cultura che combatta la violenza di genere».
Katia Romagnoli
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