«L’Imu ormai ha assunto proporzioni insostenibili»
È ormai nota come Imu sui macchinari. Nuove denunce da parte di aziende del territorio ferrarese giungono a Unindustria Ferrara e confermano gravemente che la tassazione dei fabbricati industriali...
È ormai nota come Imu sui macchinari.
Nuove denunce da parte di aziende del territorio ferrarese giungono a Unindustria Ferrara e confermano gravemente che la tassazione dei fabbricati industriali utilizzati per lo svolgimento dell'attività d'impresa ha assunto proporzioni insostenibili.
Si registra una ripresa dell'attività di revisione delle rendite catastali dei fabbricati strumentali da parte dell'Ufficio del Territorio, ora assorbito dall'Agenzia delle Entrate. L'Ufficio procede alla verifica della rendita mediante sopralluogo e mira ad includere nella stima svariate tipologie di macchinari e impianti, discrezionalmente infissi al suolo o stabilmente funzionali all'immobile.
Tutto questo non in virtù di sopravvenute modifiche normative ma in base alle disposizioni originarie che disciplinano questa materia ovvero il Regio Decreto Legge 652 del 1939 e soprattutto la successiva giurisprudenza e prassi.
Queste hanno lasciato un largo margine interpretativo favorendo disomogeneità di trattamento da parte degli Uffici accertatori e difficoltà applicative che hanno generato un inevitabile e costoso contenzioso.
Mentre il Governo centrale riconosce la necessità di ridurre la tassazione e le imprese faticano a resistere alla crisi, dopo l'incremento delle aliquote Imu e dei moltiplicatori delle rendite, l'introduzione della nuova Tasi e della Tari ora l'amministrazione ricorre all'aumento delle rendite catastali che altro non è se non un incremento della base imponibile dei tributi locali.
Mentre il mercato immobiliare registra un crollo senza precedenti, le stime dirette dell'Ufficio sono arrivate a determinare aumenti pari al doppio e al triplo della rendita originaria. L'ultimo caso denunciato in questi giorni ad Unindustria da un'importante azienda del territorio rivela l'accertamento di un aumento della rendita pari a dieci volte.
«Perché accatastare impianti - sostiene il Direttore di Unindustria Ferrara Roberto Bonora - che funzionano in uno stabilimento insediato in un Comune e che per ragioni di ottimizzazione del processo produttivo potrebbero in seguito essere smontati e trasferiti altrove o che per effetto dell'inevitabile aggiornamento tecnologico potrebbero essere dismessi? Ogni volta che questo succede si dovrebbe dunque richiedere una variazione della rendita?».
«I beni strumentali al processo produttivo - insiste Bonora - come i macchinari e gli impianti, sono fattori della produzione e come tali contribuiscono alla formazione del reddito d'impresa che è già pesantemente tassato».
La domanda che si pone anche Unindustria è come al solito: «Siamo davvero sicuri che non esistano altri sprechi ed inefficienze da poter tagliare per poter recuperare risorse vitali e non gravare ulteriormente le aziende?».
L'impressione è che il restauro dei bilanci comunali attraverso l'innalzamento dell'imposizione locale sia un ulteriore ostacolo allo sviluppo delle imprese e a quella agognata crescita che ancora non decolla ed in ultimo, un disincentivo per gli investitori esterni ed esteri.
Unindustria Ferrara si unisce alla protesta delle altre consorelle territoriali per chiedere una riforma della norma che motiva questo accertamento di nuove rendite. Un emendamento, presentato da Confindustria al Decreto “Sblocca Italia", propone che se il macchinario o l'impianto può essere separato dal suolo e ricollocato in luogo diverso conservando la propria funzione economica allora non deve essere valutato nella rendita del fabbricato nel quale è installato.
Non è stato accolto, ma sarà subito riproposto nella prossima Legge di stabilità.
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