Spese pazze, a Malaguti contestati tutti i rimborsi
Il legale Balboni: possibile che non abbia mai speso un euro in maniera giusta? Cene per 26mila euro? «Ora le faccio con soldi miei. E i caffè servivano da prova»
Mauro Malaguti si farà interrogare dai pm dell'inchiesta Spese pazze in Regione, ma non prima di aver ricostruito le circostanze e le motivazioni relative a tutte le voci di rimborsi spese che gli sono contestate. «Si tratta di centinaia di scontrini, non è facile ricordarsi tutto a distanza di anni e nemmeno provare di quale attività istituzionale si trattava» ha premesso il suo legale, Alberto Balboni, che è anche coordinatore regionale ed ex consigliere regionale di Fdi, del quale Malaguti è il rappresentante uscente alle Torri bolognesi, ricandidato alle elezioni del 23 novembre. Il fatto rilevante emerso nella conferenza stampa dei due, ieri mattina, è che a Malaguti i magistrati hanno contestato tutte le spese (benzina, taxi, pubblicità, ristoranti, bolli ecc.) sostenute nel periodo preso in esame dall'inchiesta, dal maggio 2010 al dicembre 2011, senza distinzione alcuna. «E' possibile che lui non abbia mai fatto, neanche per sbaglio, un rimborso spese coincidente con i requisiti della legge regionale, cioè per il funzionamento e le attività del gruppo consiliare?» è la domanda retorica che si pone il legale.
L'articolo 6 della legge regionale parla di rimborsi possibili solo nelle attività «cui i consiglieri stessi siano stati incaricati di partecipare dal gruppo medesimo». Non è che il nodo dell'inchiesta sia nell'esigenza di ottenere un incarico preventivo, formale, del capogruppo prima di svolgere l'attività per la quale poi si chiede il rimborso? «Lo scopriremo una volta ottenuto l'accesso al fascicolo, spero entro pochi giorni. Questa cosa però dovrebbe essere contestato nel capo d'imputazione che invece non ne fa cenno» è l'osservazione di Balboni. In effetti, per quanto riguarda Malaguti, il 415 bis contesta la somma «di 53.773,52 euro giustificando come spese inerenti l'attività consiliare iniziative di genere diverso quali costi sostenuti per la partecipazione ad attività del partito anche al di fuori dell'ambito regionale ovvero spese esclusivamente personali del consigliere». Sta di fatto che l’inchiesta parte dall’ultima legislatura, quando entrarono a regime le nuove disposizioni sui rimborsi spese, trasformati in somme riconosciute dal capogruppo ai consiglieri, mentre in precedenza, come ha ricordato lo stesso Balboni, erano quasi per intero assorbite dagli stipendi per i portaborse, di certo legati ai gruppi. I rimborsi sono stati aboliti con il 2014, «da allora faccio le stesse cose con i soldi miei» dice Malaguti.
Al di là dell'aspetto penale, ci sono oltre 26mila euro di spese per pranzi e cene offerte dal consigliere ad interlocutori incontrati per l'attività politica, per i quali si pongono anche questioni di opportunità. «Possiamo discuterne, lo facevo perché nei fogli dei rimborsi spese consegnatimi ad inizio legislatura c'erano anche queste voci, e comunque molte persone o associazioni chiedevano d'incontrarmi negli orari di pranzo e cena - ha detto Malaguti - Gli scontrini dei caffè? Servivano come prova che mi ero davvero recato in quella località nel giorno specifico, erano gli stessi revisori dei conti regionali a chiederli. Ho fatto attività politica per 25 anni pagando di tasca mia, poi sono diventato consigliere regionale prendendo questi rimborsi ma senza tenermi un euro, ci sono i conti correnti a testimoniarlo. Mai andato in vacanza, comprato giacche o cose strane».
Squilla il cellulare, è un elettore che testimonia la propria vicinanza al consigliere, «per fortuna sono stati in tanti, in questi giorni». Consolazione magra per una campagna elettorale rovinata.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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