Il ministro: task force per chi cura male
Lorenzin ha promesso controlli informatizzati e interventi mirati sui reparti ospedalieri ‘anomali’: risparmiare si può
Sono pronte le task force del ministero della Sanità per i reparti ospedalieri che funzionano male. «Sono strumenti per migliorare il servizio e risparmiare miliardi di euro» ha annunciato il ministro Beatrice Lorenzin, ieri mattina al convegno di Emilia Romagna popolare, ai Gesuati. Il ministero ha costruito una vera e propria anagrafe informatizzata dei pazienti, dalla quale risultano se ci sono anomalìe nelle prestazioni e negli esiti. «Quando viene evidenziato, per dire, che i pazienti di un reparto del Sant’Anna faticano a guarire, allora ci attiviamo chiedendo spiegazioni dettagliate. Se la situazione non cambia - ha spiegato il ministro - mandiamo una task force, formata da economisti sanitari e medici specializzati in quel settore. È un’applicazione della sanità digitale, che è follia non sviluppare al massimo».
L’intervento del ministro, giunto in tempo per bersi un caffè e ripartito dopo un’ora e mezza di dibattito, a bordo di una Punto, è entrato nel merito di diverse questioni. Gli sprechi nella sanità ci sono, «li abbiamo quantificati in 30 miliardi di euro ma ci accontenteremmo, grazie anche ai costi standard già a regime, di 10 miliardi in 5 anni». Non si attaccano, però, tagliando ancora il Fondo sanitario, «se le Regioni ce lo chiederanno vedremo, ma bisogna sapere che intervenire sulla spesa sanitaria, ad esempio, significa ridurre l’accesso a farmaci salvavita». Risparmiare si deve, però, per poter fornire i farmaci di nuova generazione, «presto saranno disponibili nuove molecole che cambieranno tutto per i malati di epatite C, tumori al colon retto, Alzheimer: costano però tantissimo. Forniamo protesi del 1986, quelle di Pistorius ve le sognate. Servono soldi, poi, per assumere giovani medici».
Solo sfiorato il tema ebola, «al massimo potremo avere l’operatore che torna dall’Africa con la febbre e ci chiama, tutto finisce lì. Ma sono Afta, West Nile, l’aviaria che avete avuto qui, a minacciare salute e asset strategici: certo le Regioni non possono affrontarle da sole». Ha riservato, Lorenzin, un piccolo dispiacere al suo candidato governatore, Alessandro Rondoni, che punta molto sulle storture sanitarie («qui la struttura prevale sulla persona, serve un patto pubblico-privato»), quando ha detto che «il federalismo sanitario funziona in tre regioni, e voi siete in una di queste». Di politica aveva parlato con i giornalisti: «La legge elettorale? Abbiamo qualche problema con le preferenze, ma ci si può accordare. Jobs act? Certi interventi li chiede l’Ue e servono all’occupazione, vediamo il testo definitivo». Tornerà a visitare il San Giorgio e al seminario sui neuroni mirror del 16 maggio. (s.c.)
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