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In Valle a Comacchio si continua a scavare Rinvenimenti unici

In Valle a Comacchio si continua a scavare Rinvenimenti unici

COMACCHIO. Tra tanti giovanissimi studenti l’area archeologica di Santa Maria in Padovetere ieri mattina ha cominciato a parlare di storia antica, grazie alla prima visita guidata alla nave romana,...

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COMACCHIO. Tra tanti giovanissimi studenti l’area archeologica di Santa Maria in Padovetere ieri mattina ha cominciato a parlare di storia antica, grazie alla prima visita guidata alla nave romana, venuta alla luce poco più di un mese fa, durante gli scavi condotti dall’archeologo Mario Cesarano e al suo team di studiosi e volontari del Gruppo archeologico ferrarese. Ringraziando dirigenti scolastiche, insegnanti e alunni «per la visita affollata e gradita», il soprintendente per i beni archeologici dell’Emilia Romagna Marco Edoardo Monoja ha sottolineato come «stiamo assistendo qui a Comacchio a rinvenimenti straordinari e il nostro ufficio insieme al Comune ha deciso di avviare un progetto importante in questo sito, perché non rimanga solo una bella scoperta, ma divenga parte fondamentale della conoscenza storica del territorio». L’evento ha fatto da apripista alla realizzazione del primo parco archeologico della provincia di Ferrara, in forza di una convenzione tra Comune, Soprintendenza, Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici e Parco del Delta e grazie ai fondi europei del programma di sviluppo rurale 2007-2013. Presente insieme alla giunta, il sindaco Marco Fabbri che, unendosi ai ringraziamenti, ha ricordato «che si è lavorato giorno e notte per realizzare una struttura che permetterà agli archeologi di lavorare al coperto, ma anche per completare il sentiero necessario ai visitatori per raggiungere l’area archeologica. «Per noi è fondamentale conoscere la nostra storia – ha aggiunto – e ringrazio anche i volontari della parrocchia del duomo che tutti i giovedì sino all’11 dicembre garantiranno le visite guidate gratuite». Lo scavo archeologico in atto dal 29 settembre scorso è una sorta di laboratorio di indagini complesse, in cui convergono tante discipline e tanti specialisti, dall’archeologia appunto, che andando a ritroso nel tempo esamina la stratigrafia del padus vetus, l’antico letto del fiume Po che scorreva nei pressi della pieve edificata nel VI sec d C, e analizza i reperti lignei e ceramici rinvenuti. Entra in gioco anche l’archeozoologia, poiché di fianco allo scafo a fondo piatto costruito con quercia e olmo, databile all’età augustea, è stato rinvenuto anche il cranio di un bue. Come ha spiegato l’archeologo Mario Cesarano, direttore scientifico dello scavo, «l’archeozoologo esamina i resti degli animali antichi, ricostruendone la vita, il tipo di alimentazione, se ci fossero patologie in atto e le cause del decesso». Non dimentichiamo i restauratori, che si prendono cura dei reperti ceramici rinvenuti e proprio mentre era in corso la visita guidata di ieri mattina è spuntato il collo di un’anfora. In questo e in tutti gli altri casi analoghi il restauratore lava e pulisce il pezzo, «come se fosse un intervento di primo soccorso – ha specificato Cesarano agli attentissimi alunni – per poi ricomporre tutti i frammenti come in un puzzle e spesso si trovano anche iscrizioni in latino che, come un marchio di fabbrica, ci permettono di risalire a chi lo ha costruito».

Katia Romagnoli

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