Prc, esposto alla procura sulle rette per l’Alzheimer
Il segretario Ricci: «Le spese spettano al 100% al Sistema sanitario nazionale Ma i familiari non sono informati e continuano a pagare le quote»
I malati di Alzheimer hanno diritto a essere assistiti a spese del sistema sanitario nazionale, senza oneri nè da parte loro nè da parte dei loro familiari. Ma quasi mai gli interessati ne sono consapevoli a causa di una carenza di informazione. Proprio questa mancata informazione è al centro di un esposto che Rifondazione comunista, nella persona del segretario provinciale Andrea Ricci, ha presentato giovedì alla procura della Repubblica di Ferrara perché verifichi eventuali responsabilità penali. «Non informare i soggetti destinatari di interventi obbligatori di legge - si legge nell’esposto - determina gravi pregiudizi economici per i malati di Alzheimer ma, in particolare, per i parenti che la legge vuole tutelare».
Il tema è quello, già affrontato in altri ambiti da Prc, delle rette delle strutture socio-assistenziali e delle competenze sulla loro copertura. Nel caso specifico dei malati di Alzheimer è ora intervenuta una sentenza della Cassazione (la 4558 del 22 marzo 2012) che, interpretando correttamente la legge vigente, sgombra il campo da ogni equivoco perché, interviene Ricci, stabilisce che «per questi malati l’aspetto sanitario prevale su quello socio-assistenziale e dunque devono essere presi in carico al 100% dal sistema sanitario nazionale». La sentenza scaturisce da un caso avvenuto a Treviso, concluso con un pronunciamento a favore dei familiari di un malato che per diverso tempo avevano pagato la retta per l’assistenza in una struttura socio sanitaria. Quote che, ha riferito l’avvocato Di Chiara, sono state loro restituite perché spettanti al Servizio sanitario nazionale. Il guaio è che nella realtà le cose non vanno così: «Tutto viene scaricato sulle famiglie non solo dal punto di vista economico - continua Ricci - ma anche da quello penale nel caso di comportamenti pericolosi da parte del congiunto malato. Al momento dell’ingresso di un parente affetto da Alzheimer in una struttura socio-sanitaria convenzionata, i parenti sottoscrivono contratti di tipo privatistico senza le adeguate tutele». Non solo: «Quasi mai le famiglie sono consapevoli di avere il diritto a opporsi alla dimissione ospedaliera». Il punto è proprio questo, rilancia Ricci: «Le famiglie non vengono informate dagli enti pubblici su questi diritti. Ci siamo rivolti ai Comuni: pochi ci hanno risposto. I più rimandandoci alle strutture convenzionate a cui hanno delegato la gestione dei malati. Quello di Ferrara invece ci ha detto che contattare i familiari avrebbe rappresentato una violazione della privacy del malato. Ma se gli stessi parenti sono chiamati a sottoscrivere contratti per il pagamento della retta, di cosa stiamo parlando?», si chiede Ricci. Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura, chiedendo con un esposto alla procura di «disporre gli opportuni accertamenti valutando gli eventuali profili di illiceità penale e, nel caso, individuare i possibili responsabili».(a.m.)
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