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Salvini e Vendola, l’incrocio sfiorato

Salvini e Vendola, l’incrocio sfiorato

Il leader leghista arriva in piazza in ritardo e manca di pochi minuti il presidente di Sel. Oggi M5S schiera Di Battista

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Questione di un quarto d’ora, e avrebbero potuto scambiarsi di persona una stretta di mano e un (vivace) scambio d’idee sotto la volta di Galleria Matteotti. L’incontro tra Matteo Salvini e Nichi Vendola, in un pomeriggio piovoso di campagna elettorale per le regionali emiliane, è avvenuto dunque in maniera virtuale, nella saletta interviste della Nuova, dove i due leader di Lega Nord e Sel si sono alternati, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Salvini è arrivato in piazza in leggero ritardo, aggravato dalle richieste di selfie che un gruppo di sostenitori ha reiterato nonostante il maltempo. Dopo la visita in redazione, si è intrattenuto in un bar di corso Martiri con un gruppo di imprenditori e lavoratori ferraresi, in particolare del settore agricolo. «La nostra è una provincia che punta molto sulla pera - ha raccontato Antonio Benini, raccogliendo le principali lamentele - e quest’anno siamo nella condizione di spendere 45-50 cent per produrre, e incassare al massimo 35.40 cent. I prezzi sono imposti dalla grande distribuzione e il mercato della frutta è intasato da mesi dal prodotto sudamericano, tanto che in molti casi nemmeno ce lo prendono, il nostro. E c’è anche il problema dell’embargo alla Russia, che ci danneggia». Salvini ha preso nota, senza toccare neanche un caffè, e ha pure dovuto chiarire con una lavoratrice che chiedeva sanzioni contro le grandi coop piene di manodopera straniera, «mi pare di capire che qui il problema è del prezzo, non di chi la raccoglie la vostra frutta». Poi via, di nuovo, verso Scortichino, dove ha ripetuto il mantra calcistico, «se vinciamo il derby (con il Milan, ndr) smetto di fumare».

Vendola nel frattempo aveva già preso possesso di Galleria Matteotti, dove Sel aveva organizzato un comizio collettivo con aperitivo dei candidati alle regionali. «Con la storia dei rimborsi le gente mette tutti sullo stesso piano, senza distinguere chi ha fatto veramente spese “pazze” e chi usava quei soldi per attività politiche» è l’amara considerazione dell’assessore Massimo Mezzetti. Gli applausi forse più calorosi li ha presi Raffaele Rinaldi, di viale K, quando ha attaccato «la maledetta cultura del mercato senza volto, che mette sotto le persone sotto la suola delle scarpe». Ilaria Bigoni ha spiegato l’anomalìa apparente di una piccola imprenditrice in una lista di sinistra, mentre il sindaco di Formignana, Marco Ferrari, del Pdci, si è detto convinto che «abbiamo fatto la scelta giusta nel presentarci con Bonaccini, dall’opposizione si può fare poco»: ad applaudirlo in piazza c’era il suo segretario Italo Cariani, che oggi dovrà rispondere al regionale del partito sulla richiesta di esclusione di Ferrari. I pronostici sono per un «stiamo con lui» che avrà conseguenze nel Pdci. L’attivista Ltgb, Chiara Bonora, ha infine usato il suo minuto per far... propaganda alle elezioni, «parlo con tanta gente che non sa di dover votare, il 23 novembre». Lui, Vendola, ha riesumato i «fantasmi dei nazisti e dei fascisti che entrano in tutta Europa nei parlamenti. Dobbiamo preoccuparci?». In realtà, il nemico è la nuova povertà, ma cambiare modello di sviluppo, con questo Pd, a lui sembra difficile.

Oggi alle 10.30, in piazza, tocca a M5S con il deputato Alessandro Di Battista, l’aspirante governatrice Giulia Gibertoni e i candidati ferraresi.

Stefano Ciervo

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