La Nuova Ferrara

Ferrara

portomaggiore

Una via per monsignore Elvezio Tanasini

Una via per monsignore Elvezio Tanasini

PORTOMAGGIORE. Davanti ad una nutrita platea di autorità, alti prelati e ufficiali militari, la via a fianco della Collegiata da ieri mattina porta il nome di Monsignor Elvezio Tanasini, colui che...

2 MINUTI DI LETTURA





PORTOMAGGIORE. Davanti ad una nutrita platea di autorità, alti prelati e ufficiali militari, la via a fianco della Collegiata da ieri mattina porta il nome di Monsignor Elvezio Tanasini, colui che riedificò dalle ceneri il tempio sacro nel centro di Portomaggiore, nonché il campanile e l'intero complesso dalla canonica.

Dal 1953 al 1968, Tanasini operò nella cittadina portuense, ricostituendo l'opera che era andata perduta a causa della decadenza della Seconda Guerra Mondiale. Prima della cerimonia d'intitolazione, al Teatro Smeraldo si è svolto il convegno "La convivenza: una società multi-culturale", organizzato dalla parrocchia portuense in collaborazione con Arstudio di Francesco Pasini e col patrocinio del Comune. Sia al convegno, sia nella successiva intitolazione, hanno fatto ritorno nel centro portuense alcuni sacerdoti transitati nel passato per la canonica di Santa Maria Assunta, quali Don Mauro e Don Alberto, accompagnati dal Monsignor Lorenzo Ghizzoni, Vescovo di Ravenna-Cervia, dall'arciprete Don Negretto e da Don Gino Boattin. A rappresentare la famiglia di Monsignor Tanasini erano presenti i due nipoti, tra cui Monsignor Alberto, attuale vescovo della città di Chiavari. Se il sindaco ha fatto gli onori di casa, tra le autorità vi erano le presenze di Paolo Bruni, presidente del Lions Club Portomaggiore-San Giorgio, e Francesco Borciani, dirigente scolastico dell'Istituto Superiore. «Sono 45 anni che manco da Portomaggiore - ha detto Monsignor Alberto Tanasini poco prima di scoprire la targa in memoria dello zio Elvezio - dopo aver trascorso tante estati da ragazzo. Ricordo ancora quella domenica d'autunno, quando col papà e lo zio partimmo da Mezzano per venire in questo paese: stava iniziando l'avventura dello zio. Qui c'era tanto fervore pastorale, sia da parte dei giovani, sia da parte degli adulti. Ha preso a cuore Portomaggiore, iniziando la ricostruzione del tempo sacro. Quando morì, mi regalo un album fotografico pieno di documenti che portano la testimonianza di quei momenti».

Enrico Menegatti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google