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Di Battista contro il Pd e i dissenzienti: cacciateli

Di Battista contro il Pd e i dissenzienti: cacciateli

II parlamentare M5S: mio padre ha contestato Franceschini quando si è sposato La candidata presidente Gibertoni attacca Hera e dice no alla Cispadana

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«Basta con destra e sinistra, così ci hanno fottuto il cervello e ci dividono; la vera differenza è tra cittadini sudditi e sovrani, come voi che siete qui». Sono in circa duecento ad ascoltare Alessandro Di Battista, in quello che è appena il secondo comizio a Ferrara della campagna elettorale della campagna elettorale per le regionali in piazza Trento Trieste. Assieme a Luigi Di Maio, è lui più noto tra i parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Lo si nota dai tanti che lo avvicinano: foto con bimbo in braccio, selfie con belle ragazze, pacche sulla spalla, un giovane gli allunga persino una banconota delle vecchie 500 lire. «E’ la prima volta da quando sono alla Camera che mi regalano dei soldi, generalmente li restituiamo» dice il “Dibba”. Sul palco ci sa davvero fare: coinvolge i passanti («venite ad ascoltarci, poi magari continuate a votare Pd nel segreto dell’urna») e imita Berlusconi (“anche io sto con voi”, gli fa dire con accento lùmbard). Risate e applausi.

Il refrain è il solito, «noi” contro loro». «Quando entriamo perdono posti di lavoro, hanno terrore delle nostre idee; così ci danno dei populisti, demagoghi, terroristi». Tra citazioni di Malcom X, del pm antimafia Di Matteo e del presidente boliviano Morales, ecco il tocco locale: «Qui nell’Emilia discarica d’Italia dove arrivano rifiuti da tutto il mondo; di Ferrara è Franceschini, si ricorda Di Battista il quale rivela che «mio padre è andato al suo matrimonio a Sutri per dirgliene tante da cittadino indignato: cosa che ha fatto e io sono fiero di lui». Sul tema immigrazione si ritorna al né destra né sinistra. «Contro l’ipocrisia boldriniana dell’accogliamoli tutti e il razzismo di chi canta “chi non salta immigrato è”.» Se la parola d’ordine è “sovranità”, declinata in termini monetari, alimentari ed energetici, colpisce l’accenno ai “meetup (i gruppi grillini di base, ndr) che «a volte tendono a comportarsi come partiti, forse perché hanno infiltrato personaggi della vecchia politica: un consiglio, cacciateli». Di Battista non smentisce la fama di duro e puro: “In Parlamento gli epurati dopo poche settimane votano la fiducia a Renzi: avevamo ragione».

In Regione quelle dei consiglieri uscenti Favia e De Franceschi, due ex M5s, sono ombre da cancellare. «Un giro a vuoto, ci hanno fatto fare brutta figura», sostiene il bolognese Max Bugani, intervenuto prima del giovane leader romano. Sul palco anche i candidati locali per il voto di domenica, tra cui un grintoso Alessandro Cantale, secondo cui «Ferrara è libera solo in apparenza: qui è dura essere del M5S, si rischia il posto di lavoro». Infine l’aspirante presidente della Regione, Giulia Gibertoni: «Il sistema di potere Pd tende ad autoperpetuarsi, con il suo carrozzone di migliaia di politici che ogni volta devono essere ricollocati. Mentre il piano dei rifiuti lo scrivono nella sede di Hera». Secco no alla Cispadana; «duemila ettari cementificati di terreno agricolo che perderemo per sempre».

Fabio Terminali

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