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Il dramma del lavoro precario visto con gli occhi dei Dardenne

di Gian Pietro Zerbini
Il dramma del lavoro precario visto con gli occhi dei Dardenne

Due giorni, una notte: missione impossibile per una donna a rischio licenziamento. Con una bravissima Marion Cotillard

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GIAN PIETRO ZERBINI. Due giorni e una sola notte. È il tempo limitato che ha una donna, sostenuta in questa “mission impossible” dal marito, per convincere i colleghi a non farla licenziare. Il personale dell’azienda aveva scelto infatti l’allontanamento della collega, in cambio di un premio di produzione. Ora all’operaia è stata concessa l’opportunità di una nuova votazione ed ha solo il week end per ribaltare la prima decisione e chiedere ai colleghi di rinunciare al bonus di mille euro per salvarle il posto. Un tema di grande attualità quello del lavoro precario, della crisi, della solidarietà aziendale, non nuovo ai fratelli Dardenne che già in più occasioni, soprattutto in “Rosetta”, avevano sviluppato un argomento sociale di grande rilevanze, imbastendone poi una bella storia per il cinema. Luc e Jean-Pierre sono i Ken Loach del Belgio, anche se rispetto al grande regista britannico sono meno idealisti, ma più pragmatici. Plurivincitori di premi al festival di Cannes, tra cui due sontuose Palme d’Oro, i fratelli Dardenne anche in questo film confermano la loro grande potenza narrativa. Si sono affidati per il ruolo della protagonista a una delle migliori attrice mondiali in circolazione, Marion Cotillard (premio Oscar per l’interpretazione di Edith Piaf in “La vie en rose”), perfetta in questo ruolo di donna depressa, fragile e insicura che trova comunque la forza di ribellarsi a un destino professionale per lei segnato. Nella corsa contro il tempo per ribaltare il parere dei colleghi sembra un po’ di rivivere il “Lincoln” di Spielberg, quando il presidente Usa e il suo staff avevano poco tempo per far cambiate idea ai membri della Camera dei Rappresentanti e far approvare il 13° emendamento. In quella occasione si parlava di schiavitù, in questa di lavoro e al giorno d’oggi le cose purtroppo sembrano avere molti punti in comune.

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