Disabile non deve pagare Chiarita l’intera vicenda
Jolanda, incontro tra sindaco e genitori del ragazzo a cui andava esentato il bus La madre: «Speriamo non capiti ad altri». Trombin: «Ci dispiace, ma è la legge»
JOLANDA DI SAVOIA. Una storia di disinformazione conclusa con la soluzione più logica, ma non sempre scontata: le scuse ufficiali da parte dell’amministrazione, anche se non ‘complete’. Questo è accaduto ieri mattina in Comune a Jolanda di Savoia, nell’atteso (perché richiesto oltre un mese fa) incontro fra i genitori di un 18enne disabile del paese e il sindaco Elisa Trombin. La vicenda risale a fine ottobre, quando la famiglia aveva chiesto spiegamenti sul pagamento del servizio del trasporto scolastico per tre anni.
«Mi sono recata dal sindaco per chiedere spiegazioni - racconta mamma Fiorella -, visto che aveva pubblicamente dichiarato che le cose non erano andate così. Ho pagato per ben tre anni il servizio scolastico di mio figlio, affetto da disabilità, nonostante avessi chiesto, ripetutamente, agli uffici del Comune se erano previste esenzioni. Dopo alcuni incontri, richiesti dalla sottoscritta, per far luce su quanto accaduto, oggi (ieri, ndr) finalmente, il sindaco e un dipendente dell’ufficio mi hanno detto che avevo ragione, che si è trattato di un errore e che non avrei dovuto pagare il trasporto scolastico per tre anni in base alla famosa legge del 1971».
Ma i genitori del ragazzo non hanno fatto tutto questo per soldi, come ci conferma la stessa madre del 18enne.
«Mi è stato riferito che per ottenere la restituzione di quanto pagato dovrei presentare ricorso. La sensazione che avverte un genitore è quella di chiedere solo denaro, non è così. In realtà si tratta di un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a tutte le persone che hanno queste problematiche: a Jolanda c’è un’altra famiglia che ha ottenuto l’esenzione, in Comune avrebbero dovuto saperlo. Non chiederemo rimborsi, ma ringrazio l’amministrazione per le doverose, e tardive, scuse, sperando che non capiti ad altri».
«Questa mattina (ieri, ndr) ho voluto io stessa partecipare e mediare ad un incontro faccia a faccia tra i genitori e il funzionario di riferimento - spiega la Trombin -, per chiarire ogni dubbio sulla vicenda. Sinceramente non volevo informare la stampa, sono questioni delicate. Tuttavia posso dire che nel confronto chiarificatore, esposta ogni perplessità, ribadita la posizione del Comune circa quanto fatto nel 2007, chiariti toni e malumori, siamo usciti sereni e rinfrancati. Assolutamente il Comune non ha dato ragione alla famiglia, ma ribadito quanto applicato nel 2007, la famosa legge del 1971. Ho detto alla famiglia che se credeva comunque fosse stata effettuata un’errata applicazione della legge, poteva tranquillamente presentare richiesta di rimborso e avremmo avviato un ricorso che verificasse le ragioni delle parti. Mi spiace il frainteso, le scuse dell’ente sono relative ai soli toni a volte non sereni avuti in precedenza da parte di tutte le persone coinvolte, comunque sempre volti a un chiarimento. Mi sono proposta mediatrice di una situazione già chiara ma che richiedeva un confronto diretto, non attraverso i giornali: mi spiace apprendere cose diverse. Manifestiamo il nostro dispiacere, c’è tutta la nostra comprensione ma si tratta solo di applicare la legge».
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