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Storia di Mario, morto solo e di stenti

Storia di Mario, morto solo e di stenti

Trovato senza vita nella sala d’aspetto, stroncato da un malore. Preferiva dormire qui che nei rifugi notturni di Viale K

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Sembrava dormisse ancora, come faceva tante mattine: rannicchiato sulle sedie e scivolato sul pavimento della sala d’aspetto davanti all’edicola in stazione ferroviaria. «L’ho visto in una posizione strana», ha spiegato l’edicolante che alle 6 di ieri mattina l’ha notato, ed ha capito che non si svegliava perchè morto, nella notte, per un malore.

Lo conoscevano tutti in stazione, ma era «solo» Mario per il popolo che lavora nella nostra stazione: nessuno sapeva altro di lui. Anche la stessa Polfer che controlla ogni giorno chi resta all’interno della stazione. Mario arrivava a tarda sera, e si preparava il giaciglio notturno. Dormiva come poteva e poi ripartiva la mattina presto, in giro per la città e per cercare un pasto caldo che trovava in viale Krasnodar. Qui alla comunità di «viale K» lo conoscevano bene, molto meglio però, perchè almeno sono stati loro a dargli subito il nome, Mario Cazzanti, nativo di Portomaggiore, 68 anni.

Perchè in realtà, ieri mattina dopo averlo trovato morto, dopo l’intervento dei sanitari del 118 e del medico che ha constatato la morte per cause naturali, gli agenti di polizia e della Polfer sapevano solo il nome di battessimo, poichè Mario non aveva certo portafoglio e documenti con sè. Anzi, gli inquirenti avevano pensato anche di prendere le impronte digitali per risalire al suo nome, poi svelato da Viale K.

«Veniva quasi tutti i giorni a mangiare nella nostra mensa di viale Krasnodar - ricordava ieri mattina don Domenico Bedin, della comunità di Viale K - ho appreso da poco, con dolore, la notizia della sua morte».

Un uomo, Mario che viveva la sua vita randagia con assoluta dignità, senza chiedere troppo o niente a nessuno. «Aveva avuto un grave problema medico - ricorda ancora don Bedin - e per questo motivo aveva difficoltà ad alloggiare la notte nei dormitori con altre persone, per cui preferiva andare da altri parti». Viveva i suoi problemi fisici con discrezione: il referto ufficiale di morte parla di arresto cardiocircolatorio, dovuto - probabilmente - proprio alle condizioni fisiche che hanno innescato il malore che lo ha ucciso la notte scorsa, con la complicità delle condizioni in cui dormiva, certo non al caldo, ma non è morto di freddo. Mario preferiva le sale d’attesa della stazione, per scelta, e rassicurava don Bedin e tutti in Viale K: «Ci diceva che andava della sorella a dormire, ma temevo invece che scegliesse invece degli alloggi di fortuna», come accaduto la notte scorsa. Ma chi era Mario? «Una persona buona, che si era fatto anche un gruppetto di amici con i quali conversava. E che penso - conclude don Domenico - trascorresse le sue giornate in buona parte al centro commerciale Il Castello».

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