I piccioni dopo le nutrie È emergenza faunistica
Dall’11 agosto la Provincia è ‘disarmata’ e i Comuni non intervengono sui roditori Serviranno un tavolo prefettizio e altri 20mila euro. Pure i volatili fuori controllo
C’è l’emergenza nutrie per gli argini dei fiumi, ma pure quella dei pesci siluro nel Po e, soprattutto, dei piccioni un po’ ovunque, ospedali compresi. Il Ferrarese in questi giorni di piena del Po si riscopre esposto alle variabili dell’ecosistema naturale che mostrano una capacità di adattamento alle... complicazioni burocratiche e ai conflitti tra enti e istituzioni, molto superiore a quella degli amministratori. Il caso tipico è appunto la proliferazione delle nutrie, i grandi roditori importati dall’Australia con il vizio di scavare tane negli argini: non hanno competitori naturali, si riproducono a cucciolate di 9-10 piccoli più volte all’anno e, dall’11 agosto scorso, hanno visto disarmare da una legge nazionale il loro unico nemico. «Non possiamo più finanziare gli abbattimenti - ha spiegato ieri mattina il vicepresidente della Provincia, Nicola Rossi, ai consiglieri - perché la nuova legge ha trasformato le nutrie da fauna selvatica, che era sotto la giurisdizione nostra attraverso la Regione, ad animali nocivi, che è compito dei Comuni contenere».
Nessuno lo ha fatto, naturalmente, perché non hanno professionalità nè soldi a disposizione, e intanto le nutrie hanno potuto moltiplicare tane e danni agli argini. «Non posso nemmeno immaginare che capiti qualcosa, in giornate come queste, a causa del problema nutrie - incrociava le dita Rossi - e per questo abbiamo provato ad agire rapidamente, coinvolgendo le associazioni di categorie e anche il prefetto, il quale è disponibile a convocare un tavolo per predisporre un’ordinanza tipo in grado di offrire una copertura giuridica ai coadiutori». È anche successo, infatti, che i cacciatori di nutrie e volpi (altri animali considerati pericolosi) per conto della Provincia, siano arrivate denunce penali, poi archiviate. Il vero problema, comunque, sono i soldi: il Consorzio di Bonifica è disposto ad aumentare da 18 a 20mila euro il suo contributo, ma ne servono altrettanti per fare le cose perbene, e la convenzione che uscirà dal vertice prefettizio li chiederà ai Comuni, in base forse al numero di abitanti. «Non si potrebbe coinvolgere altri soggetti come il Consorzio di Bonifica Renana e le associazioni agricole?» ha provato a proporre Antonio Fiorentini, sindaco di Argenta: il primo sarà certo contattato.
Perché una legge che doveva favorire gli abbattimenti è diventata un impedimento? «In realtà prima si potevano usare solo le gabbie di cattura, adesso anche gli abbattimenti diretti - spiega Maria Teresa Bertuzzi (Pd), tra i firmatari dell’emendamento-nutrie alla legge competitività - che sono indispensabili per uscire dall’emergenza creata da 20 anni di indifferenza al problema. La circolare interministeriale inviata alla Regione dà un quadro di regole finalmente certo, il problema delle risorse esiste ma è transitorio e può essere risolto dalla solidarietà tra Comuni. È infatti l’Unione europea che c’impone di deradicare le nutrie, come specie non autoctona, al pari peraltro dei siluri che stanno facendo strage dei pesci del Po».
Ieri in Castello è stato tutto un lamento anche sui piccioni, «da quando il Tar ha bocciato le ordinanze di abbattimento sono un’emergenza», hanno segnalato tra gli altri Fabrizio Toselli e Nicola Minarelli. Cristiano Di Martino ha chiesto di sorvegliare l’attività della ditta incaricata della gestione gabbie a Cona e all’ex Sant’Anna, visti i problemi degli anni scorsi (uccelli lasciati morire nelle gabbie). La Provincia, in ogni caso, non potrà intervenire neanche qui.
Stefano Ciervo
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