Le lepri in estinzione Uno studio spiegherà cosa sta accadendo
Cacciatori ed esperti a confronto in un’affollata assemblea Presto anche un incontro col Prefetto per fare il punto
ARGENTA. La lepre sta sparendo dal territorio emiliano romagnolo.
Non si riproduce più come ha sempre fatto fino al 2008 quando addirittura ci fu un picco mai più raggiunto. Gli esperti dicono che la colpa è dei cacciatori, ma ci sono anche altre tesi. Tra queste, ad esempio, chi sostiene che la riproduzione delle lepri non c'è più proprio nelle aree in cui più intensiva è la caccia.
E siccome, questa situazione non è più tollerabile e al tempo stesso preoccupante, la cosa interessa i cacciatori. Così giovedì sera, nell'accogliente cornice dell'hotel Villa Regina, a Cona, il centro servizi degli ambiti territoriali di caccia (Atc) ha organizzato un'affollata (circa 300 presenti) assemblea dedicata agli stessi cacciatori. Scopo è capire cosa fare dei 18mila ettari del Mezzano: andare avanti così fregandosene, oppure prendere delle decisione visto che la gestione del territorio è proprio in capo agli Atc, organismi composti da amministratori, cacciatori, agricoltori e ambientalisti?
Condottiero di questa crociata è Gian Luigi Zucchi, presidente del centro servizi Atc, assieme a Renato Finco sul fronte venatorio, con Massimo Tassinari dirigente del servizio veterinario dell'Asl e un ricercatore come Valter Trocchi, una vita dedicata allo studio della lepre.
Ebbene, per capire cosa fare per fermare al più presto lo spopolamento, gli Atc metteranno in campo un progetto di ricerca che sfoci in dati scientifici indispensabili per assumere delle decisioni. «Ripartire da capo - ha più volte detto Zucchi ai presenti - ma dobbiamo farlo insieme, coordinati. Non c'è altra strada e quando avremo elementi conoscitivi faremo di tutto e se sarà necessario anche una manifestazione perché si sappia di chi sono le colpe». Sui mali della lepre, è risultata davvero interessante l'articolata relazione del dottor Trocchi; dati che hanno riguardato tutta l'Emilia-Romagna con il Ferrarese in testa e il Mezzano che è diventato (dal 2008) una zona che si è svuotata di lepri. Due le domande, a questo punto: un problema di mortalità o di natalità? Alcune "bufale" riportarono che la causa fu la una forma di parassita (tenia della volpe e del cane) del 2008 che poteva essere pericolosa anche per l'uomo (smentita categoricamente dal dottor Trocchi) mentre i dati in suo possesso parlano piuttosto di infertilità delle femmine e della morte dei leprotti. Ed è da qui che il progetto "made in Ferrara" vuol studiare scientificamente il perché. Come? Da subito ma in modo capillare nel 2015, verrà fatto una campionatura dell'utero delle lepri abbattute, utile ad un programma di monitoraggio. Reperti che i cacciatori congeleranno e consegneranno in uno dei cinque punti di raccolta del territorio per poi essere studiati. Non sono mancati altri pareri come l'accusa all'ex Provincia di non aver fatto nulla nel Mezzano, mentre fu molto interessata economicamente alle catture quando c'era l'abbondanza; così pure dito puntato sui predatori e anche sull'agricoltura sempre più intensiva che ha reso il Mezzano un deserto di torba. Infine, lo stesso presidente Zucchi, oltre a precisare la questione nutrie-cacciatori-coadiutori, ha annunciato che incontrerà il Prefetto per elencare le difficoltà del volontariato legato a questo settore.
Giorgio Carnaroli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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