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Listone infarinato La condanna dell’Ateneo

di Alessandra Mura
La piazza infarinata
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La piazza infarinata

Il rettore ha sollevato il tema alla riunione del Senato accademico di ieri I goliardi attaccano: «Azioni da mentecatti». Gli studenti: «Sì feste, no degrado»

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Il Listone “impanato” è diventato, ieri mattina, uno dei temi della riunione del Senato Accademico.

È stato lo stesso rettore Pasquale Nappi, apprese le conseguenze di una festa di laurea particolarmente movimentata in piazza con tanto di intervento della polizia municipale, a darne comunicazione all’assemblea. La baldoria incivile di martedì pomeriggio, comprensiva di bevute sul palco, schiamazzi vari e spargimento di un’abbondante dose di farina, ha riportato all’attenzione il problema, già emerso e discusso qualche sessione fa, degli splendori (pochi) e miserie (tante) degli omaggi ai neo-dottori, che dall’umorismo dei cartelloni sconfinano spesso nel tedio conformista dei coretti e a volte nel puro e semplice vandalismo.

«Il fatto è che dal momento in cui gli studenti festeggiano al di fuori degli spazi universitari, l’Ateneo non ha più molti margini di intervento - afferma Enrico De Camillis, presidente del Consiglio degli Studenti - Come rappresentante degli studenti, posso sottoscrivere l’importanza della sensibilizzazione, ma va anche detto che con una platea di 17mila iscritti e circa 300-400 laureati all’anno, non è un obiettivo facile».

Ma l’Università, ribadisce, non sta sottovalutando il tema e non manca l’impegno a cercare soluzioni. Una di queste è individuare spazi separati per la proclamazione e i festeggiamenti. «Affittare un locale, in tempi di spending review, non è percorribile, così è stata avanzata l’ipotesi di utilizzare l’ex rettorato di via Savonarola, una volta ristrutturato. Ma la soluzione migliore sarebbero buon senso, educazione e civiltà. Ogni comportamento che sfocia nel degrado della cosa pubblica va senz’altro condannato, anche per tutelare l’immagine dell’Ateneo e il suo rapporto con la città».

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Secondo Daniele Branca, coordinatore della Rete Universitaria Attiva, «è giusto essere goliardici, ma anche rispettare la città. Feste eccessive? Sinceramente non mi è mai capitato di assistervi, e comunque se qualcuno esagera, è giusto richiamarlo».

A volte è lo stesso laureato la vittima dello sbraco generale, e si sono registrati anche casi-limite di feste finite al pronto soccorso: «Parlo a titolo personale, ma credo che la festa debba essere un omaggio al laureato - interviene Cesco Demaldè di Student Office - Invece al termine del percorso accademico c’è sempre questa specie di ossimoro: il laureato viene deriso e sbeffeggiato con lanci di uova e altro. Non sono mai stato sintonizzato su questo genere di comportamenti. Per me la festa deve essere un tributo alla persona che si laurea, con creatività. A una nostra amica appassionata di Tolkien abbiamo organizzato una festa a tema. La festa deve essere un segno di interesse verso chi si laurea, la presa in giro ci sta solo se amichevole».

Da uova, farine e frittate si dissocia anche “Azzo46” alias Pierfrancesco Zardi, goliarda doc degli Afu De li 4S: «È una tradizione padovana, importata a Ferrara dagli studenti veneti. Io preferisco il modello ferrarese, che consiste nel mettere alla berlina il laureato, farlo ubriacare, ma senza fargli alcun male, sono contrario a ogni accanimento». Gli è capitato, ammette, di partecipare a una festa “in stile veneto”, «ma eravamo in piazza Ariostea, e abbiamo usato i sacchi della spazzatura», precisa. E sull’episodio di martedì in piazza, taglia corto: «Non ho parole, non esito a dire che sono dei mentecatti».

 

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