Processo senza fine In tribunale la coda del caso Ciancimino
Nel ruolo d’udienza ci sono ancora nomi che da tempo non sono più nel fascicolo, perchè stralciati da Ferrara in mezza Italia. Parliamo del processo infinito sul caso Ciancimino-frode fiscale dell’acc...
Nel ruolo d’udienza ci sono ancora nomi che da tempo non sono più nel fascicolo, perchè stralciati da Ferrara in mezza Italia. Parliamo del processo infinito sul caso Ciancimino-frode fiscale dell’acciaio, approdato ieri con l’ultima coda ferrarese in tribunale: tre gli imputati rimasti a Ferrara e uno di questi - tanto per cambiare visto che dei 34 iniziali tutti gli altri sono stati trasferiti per competenza in mezza Italia -, Tonino Paletta è stato mandato a Verona per competenza per un reato banalissimo, sostituzione di persona. Il caso Ciancimino come una pallina di ping pong va e viene negli uffici giudiziari dal ontano 2007:dei 34 imputati fnali, per frode fiscale, 15 erano stati trasferiti per competenza nelle procure dei tribunali di Reggio Emilia, Modena, Verona e Pesaro. Poi in un secondo momento, anche Ciancimino e gli altri che facevano parte del gruppo al vertice della frode fiscale di 130 milioni di euro calcolati tra Iva e imposte non versate, sono stati inviati a Reggio Emilia perchè era qui che aveva sede la società principale, ritenuta una «cartiera» che produceva fatture per operazioni inesistenti, la Errelle mentre quella operativa era a Ferrara e le triangolazioni con società inesistente parallele avvenivano a Panama: secondo la tesi ora da perseguire, la frode fiscale ebbe origine a Reggio, e da qui l'associazione a delinquere per frode fiscale contestata a Ciancimino e un’altra decina di coimputati. Tra i tanti ancora a processo il ferrarese Sauro Ravani, titolare dell’omonima ditta di Acciai che tuttavia da sempre contesta le accuse sostenendo di non aver nessun coinvolgimento nelle frodi, essendo stato solo un fornitore . L’inchiesta ricordiamo partì da San Marino, poi Ferrara e le carte andavano e venivano in mezzo mondo per la compravendita di acciaio con cui si frodava il fisco italiano, secondo l’accusa da valutare dal tribunale di Reggio Emilia.
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