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"Commercio alla canna del gas"

Fabio Terminali
L'allarme alla Nuova della Confesercenti
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L'allarme alla Nuova della Confesercenti

L'allarme di Confesercenti e dell'assessore Serra:  persi 450 posti di lavoro, ogni tre giorni un negozio chiude

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FERRARA. Nei primi otto mesi del 2014 a Ferrara hanno chiuso 165 attività commerciali: ogni tre giorni, due aziende del settore in meno, per 450 posti di lavoro andati in fumo. Per Confesercenti siamo ben oltre la soglia d’allarme. D’accordo la crisi economica, ma a pesare significativamente sono l’abusivismo commerciale, la contraffazione e il proliferare delle attività a cosiddetto “regime agevolato” (mercatini occasionali e degli hobbisti, somministrazione di cibo e bevande da parte di sagre, fiere, associazioni, circoli privati). Fenomeni al centro di un’indagine di Nomisma, presentata ieri nel corso di una tavola rotonda ospitata in redazione, alla presenza del direttore Stefano Scansani, dei vertici provinciali di Confesercenti e dell’assessore comunale al commercio Roberto Serra. Nomisma ha realizzato la ricerca mediante interviste alle imprese del settore e ai pubblici esercizi, oltre che ai referenti istituzionali e alle polizia municipali.

“Per ciò che riguarda l’abusivismo – spiega la ricercatrice Chiara Volpato – solo l’11% delle imprese contattate dice che non si tratta di un problema e per metà è un fenomeno in aumento. Più diffuso in Romagna e nei capoluoghi di provincia, mentre la modalità della vendita per strada o in spiaggia. Sul versante dei regimi agevolati, il problema preoccupa in particolare i pubblici esercizi, fuori dalle città soprattutto: segnale dell’aumento delle fiere di paese e degli agriturismi”. Il tutto comporta una minaccia ai danni delle imprese “tradizionali”, per le quali le criticità sono destinate a crescere. A tradurre i dati a livello locale è Alessandro Osti: “Se il fatturato perso in Emilia Romagna ogni anno a causa dell’abusivismo è di 526 milioni di euro – dice il direttore di Confesercenti -, fatte le debite proporzioni, nella nostra provincia si aggira attorno ai 50 milioni; così se il fatturato perso a favore delle attività a regime agevolato ammonta in regione a 334 milioni, qui siamo sui trenta. E sempre in provincia rischiano di chiudere 141 imprese, per via di questo tipo di concorrenza”.
A lanciare l’allarme è il presidente dell’associazione di via Darsena: “È ora di dire basta a tutto questo – sostiene Paolo Benasciutti -. Il problema ha varie sfaccettature: una di queste è dovuta alle scelte politiche che sono state fatte, sottintendendo “io ti lascio fare certe cose e tu mi dai il voto”. L’esempio più eclatante sono le sagre. Ma anche nei mercati succede che una parte degli operatori, penso ai coltivatori diretti, non ha l’obbligo dei registratori di cassa. Più in generale, capita che magari si vende lo stesso prodotto, però si è sottoposti a regimi diversi di tassazione e di contratti di lavoro. Capisco che è più facile controllare le aziende che esistono invece di quelle che fanno nero, ma non si può continuare così. Finiremo per andare nelle sagre per verificare di persona – conclude Benasciutti – però questo non toccherebbe tanto a noi quanto agli enti preposti: servono interventi mirati”. Serra viene chiamato in causa e replica: “Faremo uno sforzo in questo senso – afferma l’assessore – tenendo presente che il Comune ha margini di intervento ridotti: ci sono normative nazionali e regionali che ci cadono addosso. Poi è chiaro che non bisogna chiamarsi fuori.

Sul regime agevolato, ho già fatto colloqui con Ispettorato del Lavoro, Guardia di Finanza e Asl: serve l’aiuto da parte di tutti. Non per vessare, ma per stabilire equilibrio tra chi è nella legge e chi no”. Discorso che soddisfa solo in parte Piercarlo Baglioni: “Trovo insopportabile lo scaricabarile – dice il presidente Anva-Confesercenti -. Non servono regole nuove, applichiamo quelle esistenti. Controlli sì, ma per tutti. E forze adeguate: stamattina c’erano due ragazze della polizia commerciale per effettuare verifiche su tre energumeni neri. Sull’abbigliamento abbiamo un’importazione sregolata dall’Asia e le spiagge d'estate sono mercati aperti 14 ore al giorno”. Il dato su fiere, sagre e feste paesane è particolare: Ferrara ha il numero più basso in regione (500 manifestazioni annue) ma i giorni medi per evento (4,4) sono il doppio della media. “Non siamo contro le sagre – interviene Alessandro Orsatti, presidente Fiesa-Confesercenti – però tuteliamo solo quelle basate su eccellenze locali. C’è un circolo vizioso fatto di lavoro minorile, precariato travestito da volontariato, tutela del consumatore nulla.

Così la tassazione si spalma sulle spalle delle altre attività di ristorazione. IL calendario delle sagre è un problema: andrebbe deciso confrontandosi con le associazioni di categoria, ma non lo si fa. Il problema – conclude Orsatti - è che il regime agevolato rischia di diventare l’unico percorso possibile: se proprio non si vuole abbatterlo, allora lo si estenda alle strutture imprenditoriali vere e proprie, coinvolgiamole veramente nelle manifestazioni, non solo per una serata come già succede”.
 

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