La Carife taciturna fa un annuncio: cercansi avvocati
Nel 2014 solo tre notizie online dell’attività della banca La comunicazione? È più loquace una partita di trionfo
A.A.A. cercansi avvocati disperatamente. È l’ultima perla della comunicazione Carife ai tempi del commissariamento. Dopo cinque mesi di silenzio dall’ultimo comunicato volontario (ne sono stati pubblicati 3 in tutto il 2014), periodo nel quale sono successe molte cose interessanti, sul sito web della banca cittadina è uscito un insolito appello di questi tempi, un’offerta di lavoro. “Ricerca di avvocati esperti in materie bancarie e finanziarie” è il titolo del comunicato con il quale «La Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. in A.S. ricerca professionisti avvocati esperti di materie bancarie e finanziarie cui affidare il patrocinio difensivo per rappresentare e difendere la banca in sede processuale nonché per eventuali giudizi di opposizione in sede cognitiva e/o esecutiva».
Avvocati che probabilmente devono rimpiazzare il pool difensivo che per tanti anni era guidato da Giuseppe Ucci, che ha lasciato (vedi la Nuova Ferrara del 3 ottobre scorso) la Carife per approdare ad un’altra banca. Una supposizione che la nota stampa si guarda bene da spiegare e confermare, alimentando quindi dubbi, incertezze, rumors. Come si è guardata bene dal comunicare anche che il vicedirettore Andrea Giani (vedi sempre il nostro giornale del 17 settembre) ha avuto il prestigioso incarico di presidente della Società Porto Industriale di Livorno (Spil), scelto appositamente dal nuovo sindaco labronico il pentastellato Filippo Nogarin.
Il silenzio assordante dei commissari in questi mesi è quindi amplificato da una sterilità di notizie sui destini della banca alquanto preoccupante. Per la verità c’è stato nel frattempo un altro comunicato, ma questo è stato dettato dall’emergenza di arginare una magagna colossale scoperta e fotografata dalla Nuova Ferrara nel giorno in cui la quotazione del titolo Carife ha toccato incredibilmente quota 0 euro.
In quell’occasione, ed era il 18 settembre, sul sito della banca veniva comunicato in un laconico scritto di sei righe, che «era stata sospesa l’attività di raccolta ordini relativamente alle azioni ordinarie di propria emissione. Tale decisione è stata adottata dai Commissari Straordinari, tenuto conto dell'esiguità degli scambi perfezionati e del protrarsi della procedura di Amministrazione Straordinaria, che ha reso datate le informazioni sulla situazione economico-patrimoniale e finanziaria della Banca a disposizione del pubblico».
In pratica così veniva tolto anche l’unico segnale, la sola spia in grado di dare un’indicazione sullo stato di salute della banca, in un silenzio degno della più ortodossa delle partite di trionfo, il più popolare gioco di carte ferrarese inventato - secondo la leggenda - da quattro muti. Un titolo Carife che nel frattempo è stato bloccato fino a nuova comunicazione a quota 3,18. Inutile mettere il coltello nella piaga ricordando nel dettaglio le quotazioni di qualche anno fa.
Nel frattempo sono successe anche delle cosucce non del tutto insignificanti per il destino della banca. Il 23 settembre il deputato Roberto Capelli del Centro Democratico invia un’interrogazione parlamentare al ministro Padoan per saper ragguagli sui troppi silenzi in merito al commissariamento Carife . Quattro giorni dopo c’è il colpo di scena dell’interessamento della Caricento all’acquisizione della Carife. La banca ferrarese ha lasciato alla banca centese l’onere e l’onore di comunicare la rilevante novità guardandosi bene da mettere una sola riga al riguardo sul proprio sito. Non era tenuta, si dirà, ma magari ad azionisti e clienti avrebbe fatto piacere conoscere anche la versione di corso Giovecca. C’è poi il giallo della vendita di Commercio e Finanza, di cui si parlava da prima dell’estate, e sembra essere trattato alla stregua di un segreto di Fatima. E sulle sorti della società di leasing napoletana legata al gruppo Carife c’è stata a fine ottobre anche un’interpellanza parlamentare del deputato Ernesto Magorno del Pd.
Qualcuno potrebbe obiettare che la banca è un istituto privato e che non è tenuto a comunicare quanto sta avvenendo al suo interno, soprattutto in un periodo delicato come quello del commissariamento. Già, un istituto privato che però ha nelle proprie casse i risparmi di tantissimi ferraresi e non solo, famiglie che hanno investito nella massima banca cittadina, hanno creduto nel valore del localismo, molti hanno dato ulteriore fiducia anche nella fase dell’aumento di capitale.
Tutta gente che non merita questi silenzi. Come non lo meritano i dipendenti che con grande professionalità stanno affrontando da un anno e mezzo questa difficile situazione con un futuro incerto. A.A.A., cara Carife, più che avvocati cercasi comunicazione.
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